sabato 7 marzo 2026

da Rocca del 01/03/2026

Città della solidarietà o della violenza?

di Luca Rolandi


Sabato 31 gennaio 2026 Torino ha vissuto una giornata che resterà impressa nella memoria di molti. Decine di migliaia di persone - le stime parlano di 15.000 secondo le autorità, fino a 50.000 secondo gli organizzatori - sono arrivate da tutta Italia, dalla Francia, da mezza Europa. Hanno marciato per ore sotto un cielo grigio e freddo, con bandiere rosse e nere, striscioni contro il caro-affitti, contro la precarietà che strangola i giovani, contro le grandi opere che divorano nel territorio, contro uno sgombero percepito come l'ennesimo attacco a spazi di resistenza e aggregazione. Il centro sociale Askatasuna, sgomberato a dicembre dopo quasi trent’anni di vita, era diventato il simbolo di qualcosa di più grande: la lotta per luoghi dove si discute, si crea, si resiste al modello di città vetrina e gentrificata.

I due volti della piazza: le parole, la guerriglia

Il corteo è partito in tre tronconi diversi - da Porta Nuova, da Porta Susa, da Palazzo Nuovo - per convergere in piazza Vittorio Veneto e poi dirigersi verso corso Regina Margherita, proprio dove sorgeva la sede occupata. All'inizio era una manifestazione viva, colorata, quasi festosa nonostante la rabbia. C'era musica, c'erano tamburi, c'erano cori che riecheggiavano tra i palazzi liberty. C'erano studenti con le felpe dell'università, operai precari, famiglie con i figli in spalla, attivisti arrivati in pullman da lontano. Era il grido di chi si sente schiacciato da un futuro che non arriva mai, da bollette impossibili, da lavori che non bastano a campare, da una politica che sembra ascoltare solo chi è già forte.

Poi, quando il buio stava calando e la stanchezza cominciava a farsi sentire, tutto è cambiato. Una parte del corteo - una minoranza, ma numerosa e organizzata - ha deviato dal percorso concordato. Invece di proseguire verso corso Regio Parco, ha puntato dritto verso l'ex sede di Askatasuna. E’ lì che è scoppiata la guerriglia urbana.