da Rocca del 01/03/2026
Solo Dio basta?
Salmo 91
di Lidia Maggi e Angelo Reginato
Chi abita al riparo dell'altissimo
riposa all'ombra dell’onnipotente.
Io dico al signore:
<<Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza,
il mio Dio, in cui confido!>>.
Tu non temerai gli spaventi della notte,
né la freccia che vola di giorno,
né la peste che vaga nelle tenebre,
né lo sterminio che imperversa in pieno mezzogiorno…
Egli m’invocherà, e
io gli risponderò;
Lo sazierò di lunga
vita e gli farò vedere
la mia salvezza.
Lidia: sono sorprendenti queste parole piene di fiducia che il salmista non attribuisce solo a se stesso ma mette in bocca a quanti abitano al riparo dell'Altissimo e, dunque, riposano all'ombra dell’Onnipotente. Qui non troviamo più la fatica del cammino incerto ma il dimorare con Dio in un'esperienza intima, al riparo dalle peripezie della storia. E’ come se l'orante fosse entrato nel settimo giorno e possa gustare quel riposo che è stato sognato fin dal principio come culmine della creazione. Qui trova espressione quel sentire mistico per il quale “solo Dio basta!”.
Angelo: il nuovo giorno, intravisto da chi ha maturato un cuore saggio, non si mostra all'insegna del non mollare il colpo, del non perdere la speranza. Si presenta come un nuovo inizio, in cui risuona il linguaggio della passione. Lo sguardo innamorato non teme di pronunciare parole forti, che parlano di una realtà già salvata, sottratta all'incertezza delle sorti. Le molte scene di resistenza al male, che finora abbiamo incontrato, lasciano il posto alla proclamazione del bene che si ritiene non possa essere scalfito.
Lidia: un linguaggio innamorato che parla sopra le righe. Sappiamo, infatti, che nemmeno Dio basta a se stesso: per questo ha dato vita alla creazione. E all’Adam non si è proposto come unico interlocutore, constatando piuttosto che “non è bene che sia solo”. Eppure, alla complessa trama dell’esistenza appartiene anche la sensazione che Dio possa bastare. Ci sono momenti felici, epifanici in cui, per dirla col premio Nobel della letteratura Laszlo Krasznahorkai, ci sembra possibile <<comprimere tutto in un’unica frase, direi tutto con un solo, profondo, definitivo respiro>>.
Angelo: un linguaggio parlato con consapevolezza, al di là di un’ingenua cecità su come vada il mondo. La trasfigurazione dello sguardo non implica la mistificazione della realtà. Il salmista conosce gli spaventi, la freccia, la peste e gli stermini che insanguinano la storia. E’ consapevole della pericolosa presenza di leoni e vipere. Sa che dovrà attraversare momenti difficili. Ma il timore lascia il posto alla fiducia poiché ha compreso che Dio è con lui. Che, per dirla con l’apostolo Paolo, nulla potrà separarlo dall’amore di Dio.
Lidia: la domanda che campeggia in questa sezione del Salterio - com’è possibile acquisire un cuore saggio, che sappia raccontare bene la vita? - trova una prima risposta nella fiducia maturata grazie alla relazione intima con Dio. E questa non solo scaccia ogni paura, ma trasfigura la tua stessa esistenza facendoti sentire così prezioso da essere portato nel palmo della mano.
Angelo: che è come dire: fare esperienza di Dio modifica il mio sguardo su me stesso e sul mondo fino a permettermi di guardare la realtà con gli occhi di Dio, ovvero con uno sguardo attraversato dal desiderio di salvezza. Fare casa con Dio accende in me una passione che opera affinché ogni vivente possa gustare una vita lunga, sazia di giorni. E mi fa credere nella vita persino quando è la morte a farla da padrona.