da Rocca del 15/02/2026
Il nuovo disordine mondiale
di Luigi Pandolfi
Trump insiste: vuole la Groenlandia. Anche se a Davos, al World economic forum, ha detto che non userà la forza per prendersela. Bontà sua. Sembra un bambino capriccioso che pretende il suo giocattolo a dispetto di tutto e tutti. Prima c'è stato il Venezuela. Latitudini diverse, ma la logica e la postura sono le stesse. Parlare di rispetto del diritto internazionale è cosa ardua oggi, dopo che per decenni se n’è fatta carta straccia. Nondimeno, la sfrontatezza con cui Tycoon sta portando avanti la sua strategia predatoria è certamente un fatto nuovo. "Mi serve, me la prendo", dice senza troppi giri di parole.
L’Europa, già stordita dai dazi e dal mutamento dell’approccio di Washington alla questione Ucraina, ha provato a reagire, ma anche in questo caso gli accenti sono stati diversi. Si va dall’equilibrismo della premier italiana alla ritirata comica dei 15 soldati tedeschi dopo soli due giorni dal loro atterraggio a Nuuk. Per il momento, la più decisa sembra la Francia, che ha chiesto un'esercitazione Nato in Groenlandia dichiarandosi pronto a "contribuire" con un suo contingente.
Resta, però, un dato: l’ordine sorto dopo la Seconda guerra mondiale è andato in frantumi e per l’Europa è venuto il momento delle scelte. O si consegna a pezzi al nuovo padrone del mondo o rilancia il suo progetto politico, provando a ritagliarsi uno spazio di dignità tra i vecchi e nuovi imperi che pretendono di spartire il mondo in colonie e sfere di influenza.
Cina e Russia, intanto, osservano con un misto di pragmatismo e sarcasmo. Pechino, che vede nella Groenlandia un nodo cruciale della sua “Via della seta Polare” denuncia l’unilateralismo americano attendendo che le crepe nel fronte occidentale diventino voragini. Mosca, dal canto suo, ironizza sulla fragilità della Nato: se un alleato minaccia di annettere il territorio di un altro, l'architettura di sicurezza collettiva è formalmente defunta.
Tale instabilità scuote profondamente anche i mercati finanziari. Le borse reagiscono con una volatilità estrema: le azioni delle compagnie minerarie legate alle terre rare sono diventate pura speculazione, oscillando violentemente a ogni tweet della Casa Bianca. Gli investitori scommettono ormai su un futuro dove il possesso fisico dei giacimenti conta più dei contratti commerciali, spingendo per di più al rialzo i titoli della difesa.
Terre rare ed elezioni di midterm al centro dell’iniziativa di Trump
Torniamo alla Groenlandia. Qual’è la storia di questa gigantesca isola ghiacciata? È dal Cinquecento che questo lembo di terra gravita nell'orbita danese e norvegese, allora unite sotto un'unica corona. Nel 1660 Copenhagen inserì l'orso polare nello stemma reale per ribadire simbolicamente il possesso del territorio; nel Settecento il controllo si consolidò tra colonizzazione, missioni religiose e conversione degli Inuit al cristianesimo. E’ una storia coloniale classica, che ancora pesa nei rapporti tra Nuuk e la Danimarca.
Le mire statunitensi, però, non sono una novità. Dopo l'acquisto dell'Alaska dall'Impero russo nel 1867, a Washington si discusse apertamente dell’annessione della Groenlandia (insieme all’Islanda).