sabato 25 novembre 2006

"Non è mica vangelo"

da: PRIDE, dicembre 2005

"Non è mica vangelo"
Intervista a Don Franco Barbero

di Matteo Bandini

Sogna Zapatero cardinale. Considera l'"inquisizione vaticana una dittatura che teme la felicità dei sudditi". E che ha bisogno di quel "chierichetto di Bruno Vespa". Vuole i preservativi in Africa. Intervista a don Franco Barbero, il prete dissidente espulso da Ratzinger, che a gay e lesbiche credenti consiglia di "ribellarsi alla prigione ecclesiastica".

Sono quasi tre anni che don Franco Barbero, presbitero di Pinerolo, vive nella condizione di paria. Nel marzo del 2003 ricevette dall'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, una lettera con sentenza inappellabile di "riduzione allo stato laicale e dispensa dagli obblighi". In pratica, un benservito.

Lui, in tutta risposta definì Ratzinger un "buttafuori". Don Franco è un teologo dissidente che ha contestato i dogmi cattolici: il celibato dei sacerdoti; la verginità di Maria - "È servita ad appoggiare l'oppressione patriarcale delle donne; la fede non ha bisogno di statuine, ma di persone in carne ed ossa" - il ruolo della donna; le posizioni del Vaticano contro divorzio, contraccezione e omosessualità.

Ha benedetto le unioni fra preti e donne laiche e gli amori delle coppie gay. E si è schierato a favore del World Pride di Roma del 2000. Nell'anno del Giubileo, lui sfilava contro corrente con quelli che vanno "contro natura", determinando buona parte di quei pruriti che sono poi sfociati nella sospensione "a divinis". D'altronde ha sempre detto che l'omosessualità è un dono e che "diventiamo etero e omo in mille modi diversi. Dio non fa un pezzo sbagliato, Dio non è la Fiat".

Anche dopo la sospensione, ha continuato a guidare spiritualmente la sua comunità di base di Pinerolo (www.viottoli.it), che raccoglie cattolici, valdo-metodisti ed appartenenti alle altre chiese evangeliche, dando la benedizione al gruppo di credenti gay e lesbiche, la Scala di Giacobbe, sorto all'interno della sua comunità.

Don Franco, lei, come tanti altri "don anonimo", è ogni giorno a contatto con i problemi della gente comune. La gerarchia, invece, sembra lontana dalla quotidianità delle persone. Mi chiedo se la legge di Dio sia fatta a favore dell'uomo, o se l'uomo debba seguire, attraverso i catechismi, la legge di Dio imposta dalle gerarchie. Non è una sottomissione dell'uomo ad astratti principi gerarchici?

Non ho mai pensato che la chiesa si possa tagliare come un pezzo di formaggio o dividere nettamente in buoni e cattivi. Tanto meno ritengo di essere il rappresentante del bene. Mi sembra, però, che la gerarchia cattolica, come struttura, sia in larga misura al servizio dell'oppressione delle coscienze. Essa oggi è una delle strutture del dominio patriarcale, legata mani e piedi ai poteri reazionari e impegnata in prima fila contro la crescita dei diritti nella società civile. Dal mio punto di vista, la chiesa è un altro pianeta rispetto alle gerarchie che nulla hanno in comune con il Vangelo o quello che lei definisce la legge di Dio. Il mestiere della gerarchia è rendere le persone sottomesse. Gesù è stato, invece, un maestro di tenerezza, di felicità e di responsabilità. Si può "essere chiesa" senza obbedire alle gerarchie. Anzi, spesso è proprio la fedeltà al Vangelo che ci spinge a disobbedire alle gerarchie. O meglio, a non riconoscerle come autorità morali!

La sola sessualità contemplata dalla Chiesa è quella procreativa laica. Le recenti confessioni dell'Abbè Pierre di aver ceduto alle tentazioni della carne, il caso del cardinale Groer di Vienna e gli scandali di pedofilia dei vescovi americani aprono interrogativi. Come può la Chiesa (che per sé professa la castità), pretendere dai laici ciò che, attraverso suoi rappresentanti, essa stessa trasgredisce?

Penso che lei per "chiesa" intenda la gerarchia. Come può una struttura tutta maschile e maschilista essere sana? Di fronte alla sessualità del corpo, al piacere e realtà simili la gerarchia ha sempre emesso "verdetti" assoluti e sessuofobici. Lo stesso celibato (che può essere vissuto onestamente quando è una scelta libera e revocabile), quando diventa obbligatorio è una farsa, un'ipocrisia, un'oppressione. I frutti si vedono: amori nascosti, sessualità repressa, relazioni clandestine e poi... patologie come la pedofilia.

Lei conosce preti non casti?

Certamente. Ci sono preti che hanno rapporti con prostitute o storie di sesso infelice. Conosco però anche molti preti che amano sentimentalmente e sessualmente una donna o un uomo con grande castità. La castità è l'amore vero, non l'astinenza. Molti preti hanno preso la libertà di amare e fanno benissimo. Per molti però, la clandestinità è una grande sofferenza.

Conosce anche coppie di preti gay?

Sì, alcune sono felicissime. Altre hanno paura dell'inquisizione vaticana che si è fatta crudele, spietata, feroce. Tutte le dittature hanno paura della felicità dei "sudditi".

Gianni Vattimo sostiene che la Chiesa sopravviva, "reclutando manodopera" dai Paesi in via di sviluppo. La crisi del sacerdozio nei Paesi occidentali è evidente. Perché la Chiesa impone il celibato?

Un prete affettivamente realizzato non sarebbe più un funzionario a disposizione dei superiori. Nella stagione dell'obbedienza e della sessuofobia, se lo immagina un vescovo che deve fare i conti con il prete, la moglie e i figli? E poi un uomo povero di affetti e privo di una qualche forma di famiglia, economicamente rende di più e costa di meno. Quindi stanno reclutando a migliaia preti papalini, opusdeisti, focolarini... che, almeno sulla carta, si dichiarano celibi, casti, obbedienti. Importante è soprattutto la... dichiarazione di castità. Poi... è decisivo "che non si sappia"...

Ha mai conosciuto preti sieropositivi? Se sì, come si comportava la Chiesa?

Ho conosciuto pochi preti sieropositivi e, invece, parecchie suore. L'istituzione, in questi casi, ha praticato la condanna, l'ipocrisia, l'abbandono. È la "gerarchia", chiesa "matrigna", che ha il cuore di pietra.

Secondo gli ultimi dati Unicef, ogni minuto un bambino africano viene contagiato e un altro muore di Aids. La Chiesa ha delle responsabilità? Ostacolare la diffusione dei preservativi, sapendo che il sesso viene praticato ugualmente, non significa implicitamente favorire la diffusione dell'Aids?

Devo dirle però che a questa pratica assassina, a questa cultura della morte molti missionari si sono sottratti e molte suore sono all'avanguardia nel serio lavoro di prevenzione. Là è molto più importante distribuire preservativi e diffondere la cultura della prevenzione che non celebrare la messa: due cose molto belle, mi intenda!

Lei è stato ridotto a laico con l'obiettivo di indurre "sofferenza che aiuti a maturare sentimenti di conversione". La Chiesa si oppone alla pillola abortiva, sostenendo che ridurre il dolore, banalizzerebbe l'aborto e ne aumenterebbe le richieste. In questa cultura del dolore, anche l'aids può essere letto come un "giusto" castigo per i "peccatori"...

Vede, la gerarchia per mantenere il suo potere ha bisogno di persone con la schiena curva e il cuore gemente. Gesù aiutava le persone a diventare "erette" e cercava i sentieri della loro liberazione. La gerarchia vuole fare "clienti" che abbiano sempre bisogno dei suoi "prodotti", sempre bisognosi di chiedere permesso. I movimenti femministi, la coscienza femminile oggi diffusa, i gay e le lesbiche consapevoli e felici hanno rotto questo quadro e quindi la gerarchia ripete i suoi diktat in modo sempre più perentorio ed ossessivo. Davanti alle persone che crescono psicologicamente e spiritualmente la gerarchia è impotente. I cittadini e i cristiani adulti sono la disperazione della gerarchia che, invece, ha bisogno di chierichetti come Vespa o degli atei devoti come Pera, Ferrara e simili.

Il tormento interiore di molti gay credenti nasce dall'omosessualità o da come la Chiesa fa vivere l'omosessualità ai suoi credenti? Sensi di colpa e di inutilità, compresi.

Ho scritto migliaia di pagine su questa particolare questione, nei miei libri e in risposta ad un'incredibile quantità di lettere ricevute. Oggi i documenti ufficiali parlano in un linguaggio perfido di rispetto e "comprensione". Certo, non possono negare la realtà degli omosessuali. Ma sia il Lexicon, sia il Compendio catechistico, collegano le relazioni omosessuali al "disordine affettivo", al "contro natura", all'anomalia, al peccato, all'attentato alla famiglia. Purtroppo molte lesbiche e molti gay cattolici continuano a sentire questi discorsi come parola di Dio e non riescono ancora a liberarsi da questa ideologia ecclesiastica. Da molti anni cerco di accompagnare le amiche e gli amici che in tanti modi mi contattano, a uscire da questa prigione ecclesiastica. La fede è un'altra cosa e oggi esiste un gran numero di teologi e di biblisti che aprono sentieri di libertà.

Vorrebbe fare cardinale Zapatero?

Povero Zapatero... Non vorrei collocarlo in un consesso così reazionario! Però mi permetta di sognare un cardinal Zapatero. Ci vorrebbe davvero in alto loco qualcuno che avesse il suo coraggio sia nella chiesa che nel parlamento.

Qual è la sua ricetta per una Chiesa più snella?

Una chiesa che prenda sul serio il Vangelo, che divorzi dai banchieri e dalle dittature militari e psicologiche... Sarebbe già un buon inizio... non le pare? Insomma, una chiesa amica delle donne e degli uomini, una chiesa che vive per l'amore e la giustizia... Una "chiesa gerarchica" che scende dai troni e vive sulla strada.