Riporto da ADISTA del 7 marzo 2009 le seguenti riflessioni di cattolici torinesi.
"Dopo la morte di Eluana Englaro ritroviamoci tutti nella pietà"; è l'invito che il gruppo di credenti torinesi dell'associazione "Chicco di Senape" ha inviato alla comunità cristiana della propria dicesi tramite una "Lettera aperta". "Chi ha sfruttato questo caso doloroso si legge in apertura del testo si penta. Cessi un attivismo frenetico che si serve di vicende drammatiche per far prevalere principi e ideologie, o anche solo interessi di parte".
La Lettera aperta è anche l'occasione per dare spazio ad una "riflessione responsabile" dopo il clamore della battaglia ideologica e mediatica che ha diviso la società italiana e la stessa Chiesa al proprio interno. "E' compito precipuo dei laici scrivono i firmatari dela lettera operare responsabilmente in tutte le questioni che per loro natura non investono direttamente il contenuto di fede, ma la sua interpretazione e applicazione pratica. Per questa via, pur nella possibile pluralità delle opzioni, non è messa a rischio l'unità della Chiesa, che tocca ai pastori custodire, sollecitando un approfondimento della riflessione e promuovendo uno spirito di riconoscimento reciproco tra le parti. La gerarchia deve evitare di intervenire nella discussione politica, pretendendo o fingendo di rappresentare i cattolici. Nelle questioni politiche i credenti si rappresentano da soli e alla gerarchia spetta l'alto compito di custodire e richiamare i limiti, oltre i quali il Vangelo è esplicitamente e chiaramente tradito". "La Chiesa cattolica aggiungono, ancor più esplicitamente si guardi dal divenire parte tra parti, potere tra i poteri. In tempi simili a questi nostri, cristiani di viva fede trovarono in alcune poche parole, "pregare e operare per la giustizia", la forza e la via giusta per resistere a potenze idolatriche, senza servirle, ma imparando a "osare la pace per fede". Per questo motivo si fa appello affinché "la Chiesa cattolica non disperda ma ritrovi, ravvivi e attui la grande grazia del Concilio Vaticano II, come suo attuale criterio storico di unità". "Chiudersi o resistere allo Spirito Santo", infatti, "è il più grave dei peccati, e accoglierlo fa trovare la via di Cristo nel tempo storico che viviamo. Il Concilio ha guardato al mondo e al suo moderno sviluppo non per condannarlo, ma per cogliervi i segni dei tempi, ha fatto affidamento alla coscienza come atto di fiducia nella libertà e nella responsabilità e non come cedimento al relativismo. Non si retroceda su ciò che solennemente ha costituito l'impegno della Chiesa riunita in Concilio" (il testo integrale della lettera è disponibile sul sito http://chiccodisenape.wordpress.com/). (e.c.)