domenica 15 marzo 2009

CHICCO DI SENAPE

Riporto da ADISTA del 7 marzo 2009 le seguenti riflessioni di cattolici torinesi.

"Dopo la morte di Eluana Englaro ritroviamoci tutti nella pietà"; è l'invito che il gruppo di credenti torinesi dell'associazione "Chicco di Senape" ha inviato alla comunità cristiana della propria dicesi tramite una "Lettera aperta". "Chi ha sfruttato questo caso doloroso – si legge in apertura del testo – si penta. Cessi un attivismo frenetico che si serve di vicende drammatiche per far prevalere principi e ideologie, o anche solo interessi di parte".

La Lettera aperta è anche l'occasione per dare spazio ad una "riflessione responsabile" dopo il clamore della battaglia ideologica e mediatica che ha diviso la società  italiana e la stessa Chiesa al proprio interno. "E' compito precipuo dei laici – scrivono i firmatari dela lettera – operare responsabilmente in tutte le questioni che per loro natura non investono direttamente il contenuto di fede, ma la sua interpretazione e applicazione pratica. Per questa via, pur nella possibile pluralità delle opzioni, non è messa a rischio l'unità della Chiesa, che tocca ai pastori custodire, sollecitando un approfondimento della riflessione e promuovendo uno spirito di riconoscimento reciproco tra le parti. La gerarchia deve evitare di intervenire nella discussione politica, pretendendo o fingendo di rappresentare i cattolici. Nelle questioni politiche i credenti si rappresentano da soli e alla gerarchia spetta l'alto compito di custodire e richiamare i limiti, oltre i quali il Vangelo è esplicitamente e chiaramente tradito". "La Chiesa cattolica – aggiungono, ancor più esplicitamente – si guardi dal divenire parte tra parti, potere tra i poteri. In tempi simili a questi nostri, cristiani di viva fede trovarono in alcune poche parole, "pregare e operare per la giustizia", la forza e la via giusta per resistere a potenze idolatriche, senza servirle, ma imparando a "osare la pace per fede". Per questo motivo si fa appello affinché "la Chiesa cattolica non disperda ma ritrovi, ravvivi e attui la grande grazia del Concilio Vaticano II, come suo attuale criterio storico di unità". "Chiudersi o resistere allo Spirito Santo", infatti, "è il più grave dei peccati, e accoglierlo fa trovare la via di Cristo nel tempo storico che viviamo. Il Concilio ha guardato al mondo e al suo moderno sviluppo non per condannarlo, ma per cogliervi i segni dei tempi, ha fatto affidamento alla coscienza come atto di fiducia nella libertà e nella responsabilità e non come cedimento al relativismo. Non si retroceda su ciò che solennemente ha costituito l'impegno della Chiesa riunita in Concilio" (il testo integrale della lettera è disponibile sul sito http://chiccodisenape.wordpress.com/). (e.c.)