venerdì 3 febbraio 2012

Bologna. Il Pdl attacca il «Cassero»

Meglio la luce nei parchi che il telefono amico. Due consiglieri del Pdl, Bignami e Lisei, attaccano a Bologna lo storico circolo Arcigay «Il Cassero», che svolge anche attività sociale - servizi, sportello legale, il telefono Amico Gay - e infuria la polemica. Facendo i conti sulle entrate, le spese del circolo e il sostegno dell'ente locale, i due consiglieri suggeriscono al Comune che sarebbe meglio con quei soldi illuminare i parchi pubblici. Più che nel merito l'attacco appare politico e cade in un momento in cui si rinnovano le convenzioni, scelto dai pidiellini come occasione per accreditarsi paladini di un concetto di «bene pubblico» che con evidenza tiene in scarso conto la cittadinanza glbt (gay, lesbiche, bisessuali, trans). In più, Bologna è sede quest'anno del Pride nazionale, e la destra sembra già scesa sul piede di guerra.
LA RISPOSTA DELL'ASSESSORE
Ferma la risposta dell'assessore alla Cultura, Ronchi. Nell'ambito del «rinnovo delle convenzioni con  i soggetti e gli spazi sociali, culturali e ricreativi della città sarà cura dell'assessorato, arrivare a soluzioni concordate con gli altri esaminando tutti gli aspetti compresi quelli finanziari. Una cosa però deve essere chiara: per l'amministrazione comunale, questi spazi e questi soggetti, compreso il Cassero, rappresentano un valore e quindi si adopererà per la prosecuzione delle loro attività».
Le associazioni segnalano la lunga storia del rapporto tra il circolo e gli enti locali, con l'importante tappa nel 1982 dell'assegnazione della sede del «Cassero da parte del Comune, primo caso in tutta Italia». A far da volano alla polemica è la crisi. «II polverone che stanno cercando di sollevare - dichiarano Arcigay e Arcilesbica - riguardo all'attività commerciale svolta dal Cassero, che approfitterebbe perciò indebitamente della convenzione con il Comune, mentre invece tutti i proventi vengono investiti come autofinanziamento per le attività dei Circolo, vuole far presa, in un momento di grave crisi economica del Paese, sui sentimenti più viscerali di tensione».
Delia Vaccarello (L'Unità del 28/01)