sabato 9 dicembre 2006

AVANTI E INDIETRO

In questi giorni, già caldi per il dibattito sulla finanziaria, molto giornali si occupano della chiesa cattolica, dei seminari, dei teologi. Lo fanno con un certo impegno, ma non dispongono di dati davvero attendibili.

Le cifre, quelle fornite ufficialmente, sminuiscono la massiccia presenza dei preti stranieri in Italia che nel 2006 ha superato i 2000. L’età media del clero italiano (sono più giovani i preti stranieri) è di anni 62.

Ma, tutto sommato, questi dati numerici non sono i più importanti. Più preoccupante, a mio avviso, è il fatto che la generazione più vivace sta arrivando all’ultimo chilometro della vita terrena. Si tratta dei sacerdoti che sono stati “ordinati” poco prima o poco dopo il Concilio Vaticano II: dal 1958 al 1968.

Le nuove generazioni di preti, tranne pochissime eccezioni, mettono al primo posto un loro buon inserimento istituzionale ed hanno uno spiccato senso della loro identità clericale. La questione del celibato facoltativo, sembra, dopo le recenti timide aperture, ricollocata fuori dalle urgenze e il ministero alle donne resta tabù.

Domina lo stallo e in questi giorni natalizi ritorna la predicazione che si poteva ascoltare due secoli fa. Tutte le questioni storiche, esegetiche e teologiche che secoli di ricerche hanno sollevato e chiarito, restano in biblioteca...

Il viaggio in Turchia ha rappresentato una spettacolo di polvere imperiale che per qualche settimana riesce a costruire un “alone di credibilità” attorno al papato. Dopo lo scenario di Ratisbona, il papa è stato abile, ha studiato bene il copione ed ha fatto una comparsa decente.

Ma in Italia, in questi giorni di luci fatue e commerciali, dal comune di Padova è venuto un bel segnale di legalità e di coraggio con “il riconoscimento di famiglia anagrafica basata sui vincoli affettivi” su un apposito registro.

Da tempo Bologna e Firenze avevano battuto la stessa strada. Il Vaticano ha lanciato l’anatema, Binetti e simili si sono stracciate le vesti... E’ solito teatrino, ma intanto qualcosa muove in profondità e in superficie.

La realtà delle coppie di fatto emerge con forza e si avverte l’esigenza di riconoscere i loro diritti. Ovviamente Binetti, Rutelli, Giovanardi e alcuni altri pensano prevalentemente all’immacolata concezione o al presepe, ma il paese reale e la politica seria riflettono su Welby, su una vita degna di questo nome, sui problemi veri come il lavoro, la sanità, l’accoglienza dello straniero, la violenza alle donne, l’Afghanistan, la Palestina...

Vedo all’orizzonte un fatto politico: finalmente ci sono politici e amministratori che intendono la politica non come “balletto istituzionale”, ma come concreto prendersi a cuore la vita delle persone.

Di questo deve nutrirsi l’azione politica.

Nessun commento: