Caro Don Franco,
Le scrivo questa e-mail per esporle la mia più sentita ammirazione sul suo lavoro e sul coraggio che ha di esporre le sue idee in una società così ostile alla "natura dell'uomo".
Sono un ragazzo di 18 anni che vive un periodo particolarmente difficile, il periodo della formazione, il periodo in cui si effettuano le prime importanti scelte come quelle degli studi da effettuare e il periodo in cui comincia a crescere una certa maturità che mi ha portato ad eseguire riflessioni profonde e che infine mi ha portato a sentire, forse, il bisogno di Dio.
In genere quando qualcuno sente il bisogno di avvicinarsi a Dio non è poi una questione così complessa, sente in sè questo bisogno e semplicemente senza neanche accorgersene si ritrova li, a fidarsi in questo essere superiore piano piano con il tempo. Basta avere "l'animo" predisposto e tutto viene da sè.
Il problema insorge quando la propria personalità differisce con i canoni che sono sempre stati attribuiti alla "vita cristiana".
Mi sono dichiarato omosessuale verso i 15 anni in famiglia ed agli amici, tra l'altro mi dichiarai il giorno di Natale. E giuro che fù una semplice casualità.
La mia omosessualità mi allontanò dalla chiesa a cui in passato appartenevo e cominciai ad addentrarmi in studi scientifici, scoprendo poi successivamente la mia profonda passione per la psiche umana e per la psicologia.
Mi avvicinai sempre piu ad una corrente di pensiero razionalistica che non dava più spazio a Dio e quindi cominciai a vivere la mia omosessualità liberamente essendomi liberato dal concetto che non fosse giusta agli occhi di Dio.
Diventai agnostico e seguivo, come seguo tutt'ora, profondamente la scienza verso cui sono indirizzati tutti i miei studi e le mie future aspettative lavorative.
In questi mesi ho sentito il bisogno di avvicinarmi a Dio e per me è stato un pò sconvolgente e deludente.
È stato un pò sconvolgente perchè non avrei mai immaginato che un tipo "razionalistico" come me potesse risentire alcuni anni dopo aver abbandonato la chiesa il bisogno di ristabilire un rapporto con Dio. Sono così razionale che non avrei mai potuto immaginare come potrei aver soddisfatto questo bisogno dato che sono un tipo che se non vedo, non credo.
È stato deludente perchè la mia omosessualità và in conflitto con Dio, mi hanno sempre insegnato che non c'è spazio con Dio per i "gay".
Le "sacre scritture" affermano esplicitamente che non c'è spazio con Dio per gli omosessuali.
Molto umilmente e gentilmente le pongo un quesito che mi tange profondamente:
Come può un omosessuale vivere credendo in Dio e con "Gesù nel cuore" se "loro" esplicitamente condannano ogni tipo di relazione differente da quella eterosessuale?
Come posso io, ragazzo omosessuale e profondamente innamorato della vita, affidarmi ad un'entità superiore che mi dà del sodomita, che mi assicura un inferno a causa dell'amore che provo e che mi condanna continuamente?
Come si può dire che gli omosessuali possono "sorridere agli occhi di Dio ed amarsi" come ho sentito dire da lei in una trasmissione televisiva se "lui" stesso afferma che possono fare tutt'altro che sorridere?
Per carità non voglio "denigrare" la sua frase che, se fosse bella, sarebbe davvero stupenda.
Voglio solo capire, capire.
Capire se posso avere un rapporto con Dio in cui il mio amore non venga definito anomalo, abominevole e perverso.
Mi scusi se la lettera le potrà sembrare esageratamente lunga o colma di domande, non è obbligato a rispondermi.
Volevo solo parlarne con lei che senza alcun dubbio mi è sembrata una persona profondamente colta e viva.
Con Ammirazione,
un confuso 18enne.
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