Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno più vino". E Gesù rispose: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora". La madre dice ai servi: "Fate quello che vi dirà". Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le giare"; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: "Ora attingete e portatene al maestro di tavola". Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un pò brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono". Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni. (Giovanni 2, 1-12)
Tante interpretazioni ingenue
Forse una lettura non scontata del brano (Giovanni 2,1-12) non sarà così facile come siamo soliti pensare. Soprattutto per un motivo: noi, fin dalla nostra infanzia, abbiamo sentito narrarci questa pagina e ne abbiamo in testa alcune interpretazioni stereotipate, che rischiano di bloccare il nostro immaginario e la nostra interpretazione.
Alcuni di noi, forse, ricorderanno quale enfasi veniva messa nel sottolineare la figura e il ruolo di Maria. In questa interpretazione Maria veniva vista come colei la cui intercessione può ottenere tutto. Sembrava che questo brano dovesse soprattutto tessere l'elogio della intercessione mariana!
Altri, forse, ricordano che questa pagina veniva letta come la "consacrazione" del matrimonio, per il fatto che Gesù e Maria erano presenti alle nozze. A quanti matrimoni abbiamo sentito "applicare" queste riflessioni! Spesso tali interpretazioni furono fatte proprie dai padri della chiesa, fin dai tempi antichi, e venivano ripetute con sempre nuovi "ricami".
Mi sembra che sia possibile, partendo da molti studi recenti e "rischiando" qualche interpretazione personale, leggere questa pagina dell'evangelo di Giovanni in maniera diversa. Mi preme, comunque, ribadire che una pagina evangelica come questa deve necessariamente restare aperta a molte interpretazioni che possono concorrere ad un mosaico assai colorito. Chiudere questo "racconto" nello spazio esiguo di una sola interpretazione significherebbe imprigionare la Parola di Dio, e presumere di noi stessi.
La tinteggiatura della gloria
La "tinteggiatura" di gloria che caratterizza quasi tutto il vangelo di Giovanni, o gran parte di esso, è già evidente in questa pericope. La "gloria-grandezza" di Gesù traspare da molti particolari: in questo caso, Gesù da ordini precisi come uno che ha in pugno la situazione. I servi obbediscono e... tutto è fatto! Leggendo Giovanni dobbiamo familiarizzare con questa impostazione che, per molti aspetti, è lontana dalla visione degli altri vangeli. Qui il Gesù della fragilità umana compare poche volte e poi viene subito rimpiazzato dal Gesù che compie "segni" prodigiosi e cammina verso la morte con chiarezza e decisione. Gesù qui è quasi sempre una comparsa vittoriosa. Questa cornice di "gloria" rappresenta, per molti di noi, un ostacolo non indifferente per cogliere il Gesù della storia e della vita quotidiana, il Gesù in carne e ossa.
È probabile che abbia ragione Edoardo Hoonaert, nel suo splendido volume "La memoria del popolo cristiano" (Cittadella Editrice), là dove sottolinea che è tipico della cultura popolare servirsi dei racconti miracolosi per conservare vive certe memorie "rivoluzionarie", ma può essere altrettanto vero che una lettura ingenua di tali pagine (come se si trattasse di cronache di fatti) produce oggi non pochi guasti e lega la fede al "miracoloso" in modo assai equivoco.
Proprio per tutti questi motivi l'uso dei metodi storici e critici diventa sempre più utile.
I simboli che ci fanno pensare
Si è molto discusso sul simbolismo nel vangelo di Giovanni: gli studiosi concordano nel rilevarne la forte presenza, ma con accentuazioni e visioni assai diverse.
Forse dietro questo racconto è rintracciabile un quadro umano di vita ordinaria: una festa di nozze alla quale furono invitati sia la famiglia di Gesù che il gruppo dei suoi discepoli. Se il gruppo di Gesù, a causa della povertà dei suoi membri, non avesse portato il vino, si sarebbe creata, come dice il Derrett, una mancanza di vino. "Se la tesi del Derrett è giusta, Maria può aver fatto notare a Gesù gli effetti della sua mancata osservanza dell'uso di un dono di nozze" (R.E. Brown), siccome "la scorta di vino dipendeva in qualche misura dai doni degli ospiti" (Derrett).
Comunque, trattandosi di un "segno" (il primo della serie!), non siamo così sicuri di rintracciare lo scenario o il "fatto" sottostante e la stessa mancanza del vino può essere un artificio da leggere simbolicamente
In ogni caso, la valenza simbolica è fuori discussione. II "convito" è nella Bibbia, sia ebraica che cristiana, un "evento simbolico" pieno di risonanze e significati. Il banchetto, con tutti i suoi connotati di gioia, di festa, di ebbrezza, di abbondanza, di sazietà, di pace e di comunione è l'immagine del regno di Dio. Tutta la serie dei banchetti, dei pasti di Gesù con i "peccatori" e i perduti del suo tempo e le "moltiplicazioni" dei pani sono orientali al grande banchetto messianico di cui parla il profeta Isaia al capitolo 25.
Leggendo la pericope delle "nozze di Cana" lo spessore simbolico balza evidente, tanto più se si prendono sul serio le contraddizioni che sembrano emergere dal racconto in questione. Il biblista Giovanni Giorgis, nel suo pregevole commento al brano (Incontri biblici, quaderno numero 21), mette appunto in risalto tali contraddizioni: idrie così grandi, per riempire le quali sarebbero stati necessari 600-700 litri di acqua, dovevano appartenere ad una famiglia piuttosto benestante. Possibile che una simile famiglia, proprio nel giorno delle nozze, si sia lasciata sorprendere senza vino! Possibile che, com'era nelle tradizioni popolari, non si ricorresse alla solidarietà dei vicini?! Sembra davvero probabile che qui ci troviamo di fronte a "particolari" che invitano al rimando simbolico.
Tanto più che il "vino buono" è saldamente ancorato in tutta la Bibbia al piano simbolico al quale rimanda: Gesù è venuto ad invitarci al banchetto del regno di Dio! Se l'interpretazione letterale cozza contro una serie di contraddizioni diffìcilmente superabili, diventa ovvio che occorra cercare più in pronfondità.
Il linguaggio del simbolo
Nel suo commentario al vangelo di Giovanni, il Brown dice: "Diventa ora comprensibile l'abbondanza del vino. Una delle immagini costanti dell'Antico Testamento per esprimere la gioia dei giorni finali è un'abbondanza di vino (Amos 9, 13 - 14; Osea 14, 7; Geremia 31, 12).
Enoc 10,19 predice che la vite produrrà vino in abbondanza e in II Bar 29,5 (un apocrifo giudaico quasi contemporaneo del Quarto Vangelo) troviamo una esuberante descrizione fantastica di questa abbondanza: la terra produrrà i suoi frutti, diecimila volte di più; ogni vite avrà mille rami; ogni ramo 1.000 grappoli; ogni grappolo mille acini e ogni acino circa 460 litri di vino".
Mediante questo simbolismo il "segno" di Cana diventava eloquente per le donne e gli uomini che seguivano Gesù.
Senza la "cultura del simbolo" è quasi impossibile leggere il vangelo di Giovanni (CH. K. Barrett, II vangelo di Giovanni tra simbolismo e storia, Claudiana Editrice).
Maria, tra simbolismo e realtà
Molti teologi cattolici hanno visto nell'intervento di Maria una vera e propria pagina di mariologia: Maria ottiene tutto da Gesù. Sembra davvero deviante simile lettura. Il brano, infatti, è cristologico, cioè intende rivelare che con Gesù sono arrivati i tempi messianici. In chiave teologica, se riusciamo a togliere le ciprie trionfalistiche del linguaggio giovanneo, questa pagina costituisce l'inizio dei "segni" e "Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui" (2, 11). "Si deve onestamente notare che l'evangelista non fa niente per sottolineare la potenza dell'intercessione di Maria a Cana... Anche le ultime parole di Maria: "Fate quello che vi dirà", accentuano la sovranità di Gesù e non l'impetrazione di Maria" (R. Brown). È l'affidarsi a Gesù ciò che qui veramente conta, riconoscendo in lui il profeta del regno di Dio.
La valenza "polemica"
Sembra fin troppo evidente che il vangelo di Giovanni come mette Battista in subordine a Gesù, così dichiara finito il tempo delle idrie d’acqua (il tempo della Legge) per passare definitivamente ai giorni della nuova "economia di salvezza", cioè al vino nuovo dell'evangelo. In linguaggio cristiano, siamo soliti dire che la Nuova Alleanza soppianta l'Antica, ma si tratta di una teologia-ideologia che i cristiani (fin dalle loro origini) hanno propugnato e che oggi, nel dialogo ebraico-cristiano, è stata messa radicalmente in crisi in quanto l'ebraismo e giudaismo altro non sarebbero se non la preparazione al cristianesimo. Giunto il cristianesimo, all'ebraismo non resterebbe che dileguarsi come realtà superata. Tragico equivoco durato 19 secoli!!!
Per nostra fortuna, oggi la affermazione della nostra identità di cristiani non passa più attraverso la proclamazione della inferiorità altrui. L'ebraismo non è né decaduto, né finito, né superato Le possibilità della fede ebraica restano valide ed intatte. Anzi, ci domandiamo se fu una decisione saggia separarci e poi opporci all’ebraismo.
Veniamo a noi oggi
Può oggi dire qualcosa alla nostra fede una pagina come questa? Tenterei di raccogliere alcuni messaggi.
a) Tutti si mettono in movimento. È una pagina in cui gli attori si muovono: Gesù, Maria, i servi. La "azione" di Dio entra in noi muovendoci, sollevandoci dal torpore e collocandoci nel giro del coinvolgimento.
b) La vita cristiana è sempre un passaggio dall'acqua un tantino torbida stagnante delle idrie al vino buono dell'evangelo. Si tratta di un "passaggio" e di una "conversione" che non finiscono mai. Chi si crede in possesso del vino buono e non lo cerca più, ha sciupato il dono della fede che è un cammino incessante. La Parola di Dio ha esattamente il compito e la possibilità di tenerci svegli per questo cammino, nel quale siamo costantemente tentati di fermarci.
c) Il vino buono viene dopo. È una confessione di fede di chi segue Gesù con grande speranza. Il nostro cuore stenta ad assecondare l’azione di Dio e a lasciarsi modellare da Lui. Però, se ci affidiamo a Lui attraverso Gesù, sia pure con tutte le nostre contraddizioni, maturano in noi nuovi cammini. Una crescita nella sequela di Gesù è veramente possibile. L'acqua torbida dei nostri egoismi può cedere il posto a piccoli cammini di amore e di solidarietà.
d) Seguire Gesù è tutto un invito e, va pur detto, un invito a nozze! Molto spesso noi sotttolineamo la durezza del cammino evangelico e ne avvertiamo la difficoltà. Negarlo, del resto, sarebbe contraddire la realtà. Troppo poco siamo attenti alla gioia che la "strada" di Gesù ci propone e ci regala. Seguire Gesù significa andare a nozze! E un invito ed una possibilità, che ci vengono regalati, di dare un senso vero e pieno alla nostra vita (sia pure nei limiti di una esistenza umana). Il tesoro nel campo è ancora da scoprire e noi non sappiamo benedire Dio di questo grande dono della sequela di Gesù.
e) Seguire Gesù non è una strada di "perfezione isolata", ma sedersi a tavola e condividere l'abbondanza e la penuria, il banchetto e la sete, la gioia e il pianto. Non si fa un banchetto da soli... ma insieme. La chiamata è "individuale", ma la strada si percorre insieme...
Posso finire con una osservazione di un alcolista? "Ho fatto fatica per anni a cambiare il vino in acqua sulla mia tavola e questa sera mi sento di proporre a Gesù di… cambiare tutto il vino in acqua fresca. Sarebbe tanto meglio… bisogna riscrivere questo brano… …"
(da www.viottoli.it - 14/01/2001)
O Dio,
che bello vedere Gesù ad una festa.
Insegnaci a gustare le gioie che
la vita ci regala, quelle semplici
che possiamo trovare nella nostra piccola
esistenza quotidiana.
Ti prego anche per le nostre chiese
Che sovente presentano un Dio triste,
arcigno, nemico della felicità.
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