domenica 17 gennaio 2010

LA MIA RISPOSTA

Gentile Signor Celio Poletti,
        Gentile Signor Franco Celio ,

        dovrei, in verità, esporle un ragionamento assai lungo, ma contraggo in poche             righe.

1.      Se è vero che in certe capitali dell'Occidente esistono persone omosessuali pubblicamente valorizzate e riconosciute, io scrivo dall'Italia dove la situazione è tutt'altra. Anche perchè qui abbiamo la disgrazia di avere il Vaticano in casa.

2.      Ma la situazione, se guardiamo al mondo, non è affatto rosea. Se poi guardiamo al "mondo delle persone comuni", in moltissimi Paesi i gay e le lesbiche sono addirittura perseguitati, incarcerati, sempre emarginati. Le chiese e le religioni giocano spessissimo un ruolo oppressivo.

3.      Perché, mi domanda Lei, questa insistenza nella difesa degli omosessuali? C'è per me un'altra ragione. Da giovanissimo prete (47 anni fa) incontrai in Cattedrale, in qualità di confessore, i primi gay e lesbiche. Nella mia ignoranza non capivo. Ascoltai i loro racconti, le loro sofferenze, i loro amori. Lentamente l'ascolto guarì i miei pregiudizi e mi buttai a capofitto negli studi sia antropologici che biblici.

4. Debbo moltissimo agli omosessuali perchè furono loro i primi a farmi comprendere che ero prigioniero del modello unico e dovevo capire che esistono molti modi di amare. Furono per me anni di travaglio, di dubbi, di scoperta di un mondo a me sconosciuto. Allora non era facile parlarne: pensi ..1963, 1964… Alcune parole erano addirittura impronunciabili in ambienti di chiesa….Da allora diventai amico di migliaia  e migliaia di gay e lesbiche. Mi sono detto davanti a Dio che avrei dato il meglio di me per far loro compagnia sul terreno dei diritti e nel cammino di una fede biblica liberante. Forse, se non incontravo gay e lesbiche, diventavo un prete papalino. Dio mi ha fatto il dono di incontrare queste persone e Lo ringrazio ogni giorno. Queste "amicizie", come Lei può capire, non mi hanno costruito una carriera, ma il ministero pastorale è immergersi, non salire. Ho trascorso la mia vita tutta tra i libri e la strada: separati, divorziati, transessuali, gay, lesbiche, atei, agnostici, eretici, rom, sofferenti mentali, tossicodipendenti, spretati, scomunicati, dissenzienti, pazzi del Vangelo, carcerati…. Questa è la gente vera, con la vita nelle arterie, che pone domande, che non accetta risposte preconfezionate o estratte dal diritto canonico, che non ha bisogno di guru, ma di compagni di viaggio capaci di ascoltare, dialogare, fraternizzare. Queste "cattive compagnie" sono e sono state per me la voce di Dio, la sua presenza scomoda ed invitante.

5. Sono vecchio, ma ogni giorno è ancora così, con gioia e con fatica, senza successi da sbandierare, cercando di capire dove soffia e dove spinge il vento di Dio.

 

    A Lei l'augurio affettuoso di un anno vissuto con il cuore aperto a Dio, alle persone, al creato. Non so se sono riuscito a spiegarLe il perché della mia insistenza, piuttosto tenace, ma forse non ossessiva. Penso che continuerò con maggiore insistenza, se mi sarà possibile.

    Con un abbraccio

                                   don Franco Barbero

 

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