I musulmani di Torino potranno avere la loro moschea. Lo ha deciso il Tar del Piemonte bocciando come "inamissibile" il ricorso al Tar della Lega Nord contro la delibera che consente la trasformazione di un vecchio mobilificio in via Urbino in una moschea. Un cittadino residente nel quartiere e quattro esponenti leghisti di primo piano, gli onorevoli Stefano Allasia e Michele Cavallotto, l'assesssore regionale Elena Maccanti e il capogruppo in Comune di Torino Mario Carossa, si erano rivolti al Tar dicendo che in quella zona non si doveva costruire un luogo di culto perché non era previsto dal Piano regolatore. Si tratta dell'ultimo episodio di una querelle cominciata all'insegna delle fandonie come quella del "minareto pià alto della Mole", proseguita con la favola dei "soldi di Bin Laden" che arrivavano per la costruzione. Poi si è scoperto che i soldi arrivavano dal Regno del Marocco, che il progetto era ben armonizzato nel contesto e che la zona era destinata a servizi. Nessuna violazione delle leggi. Dice il Tar che i diritti di libertà religiosa devono essere garantiti. C'è un giudice a Torino. Ma anche qualche politico "idiota": nel senso etimologico di "non competente".
(Giorgio Gardiol)