ROMA. «Per favore, non facciamoci rubare l'amore per la scuola». E ancora: «E' meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca». Questi i due messaggi con cui il Papa ha concluso ieri pomeriggio in piazza San Pietro "We care", incontro con trecentomila studenti italiani. Una «festa per e non contro», fatta da chi «ama la scuola, statale e non statale», e da un Papa che ama la scuola, l'ha amata da parroco, da vescovo e «continua» ad amarla. Ha detto ancora Francesco davanti a una folla arrivata da tutta Italia: «Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà». Una festa per amare la scuola, dunque, perché la scuola è «luogo di incontro» e perché «educa al vero, al bene e al bello». Il Papa ha pronunciato il suo discorso in gran parte a braccio. La giornata è stata senza rivendicazioni esclusive per le scuole cattoliche. Dopo il giro del Papa sulla jeep scoperta, la manifestazione è cominciata vicino a una lavagna di ardesia con su scritto «Viva la scuola». A seguire ci sono stati canti, animazione, racconti di testimonianze e letture, da Daniel Pennac a don Lorenzo Milani. E chissà cosa avrebbe pensato il priore di Barbiana, avversato in vita come prete e come educatore, a sentire papa Bergoglio evocarlo come «grande educatore italiano», «un prete che insegnava a restare persone aperte alla realtà». Le testimonianze sono state affidate a volti noti e a professori sconosciuti che hanno evocato i problemi delle scuole di periferia, dei ragazzi disabili ma anche le esperienze innovative dei gruppi insegnante-professore radunati da Facebook. (p.r.)