venerdì 11 novembre 2016

UN PREZIOSO SERVIZIO

Corso Biblico. Torino, 04.11.2016.
Deuteronomio
(Appunti presi durante la conferenza di Franco Barbero).

Il Deuteronomio è un libro chiave per la comprensione della Bibbia, sia per il suo spessore teologico e sia perché riassume in sé le varie tradizioni bibliche e contiene tutte le contraddizioni dell'avventura umana che trovano espressione nella varietà dei libri che compongono la Bibbia.
Il titolo greco significa “seconda legge”, ma è una traduzione errata dall'ebraico dabarim (parole), le parole della legge che il popolo ebraico e soprattutto il re deve tenere sempre con sé per poterle osservare.
Una particolarità: nel Deuteronomio il monte Sinai viene sempre denominato Horeb che può indicare il deserto, il luogo dove maturano le decisioni.
La redazione risale al periodo dell'esilio babilonese, quando le condizioni del popolo sono drammatiche e si pone il problema della sopravvivenza: continuerà la storia? E come? In questo momento tragico sorge una riflessione che spesso manca nei periodi di prosperità: si fa memoria del passato e si rilegge la storia cogliendone i due aspetti antitetici: l'infedeltà del popolo ebraico e la fedeltà di Dio. Da un lato vi è un popolo “di dura cervice” che non è mai fedele e che viene continuamente ammonito dai profeti che fanno opera di intercessione a suo favore, dall'altro vi è la fedeltà di Dio nonostante tutte le infedeltà umane. Per questo la storia può continuare ed un piccolo gruppo di fedeli diventa consapevole che il popolo ha tradito gli impegni presi nel monte Horeb e che la osservanza dei comandi del Signore è diventata una pura esteriorità, mentre Dio chiede “la circoncisione del cuore” (Deut 10,16).
Un altro punto fondamentale è l' epica della terra: un popolo pellegrino e schiavo per anni sogna la terra come un miraggio, un luogo non solo per trarne sostentamento, ma anche per “riposarsi all'ombra del fico”. L'argomento è delicato perché si presta a derive fondamentaliste e intransigenti che esistono anche oggi, come la posizione di chi afferma che Israele ha diritto di possedere la terra e di farne quello che vuole (e ne vediamo gli effetti disastrosi nell'attuale politica dello Stato di Israele nei confronti dei Palestinesi). Ma vi è nell'ambiente ebraico anche chi dice “benedetto Israele se non ha una terra” perché così non corre la tentazione di diventare da vittima ad oppressore.
Anche il tema centrale della elezione di Israele può essere visto da una prospettiva esclusivista, come superiorità del popolo ebraico rispetto agli altri popoli, ma può anche essere letto come responsabilità del popolo che è tenuto al rispetto di un patto e quindi alla obbedienza ai precetti dell'alleanza. Entrambe queste posizioni si trovano nel libro che, come si è detto, comprende una pluralità di tradizioni e di esperienze storiche.
La figura di Mosè domina la scena: egli è impegnato in una difficile opera di mediazione tra il popolo infedele e Dio che perde la pazienza, ma poi si arrende e rinnova l'alleanza: tuttavia l'ultima parola non è detta e Mosè muore prima di raggiungere la terra promessa: il libro si chiude in una situazione di incertezza che ha un significato anche esistenziale: anche per noi non è scontato l'esito finale della nostra salvezza.
Il libro si presenta come una redazione di precedenti unità narrative inserite in un racconto organico che ripercorre la storia di Israele nelle suoi differenti momenti, dei successi e dei fallimenti, della prosperità e delle ristrettezze, della gioia e dell'angoscia. Il destino di Israele è in bilico tra la benedizione e la maledizione, tra la perdizione e la rinascita e la memoria delle esperienze passate serve ad elaborare una teologia della rinascita che culmina nel precetto dell'amore “con tutto il cuore” che sarà centrale nei vangeli sinottici.
Nei capitoli 22 e 23 del secondo Libro dei Re si narra che, regnante Giosia (639 – 609 a.C.), durante i lavori di riparazione del Tempio di Gerusalemme, venne scoperto il “libro della Legge” e cioè il Deuteronomio, o almeno la parte centrale di esso contenente le prescrizioni legislative. Si discute se si tratti di un fatto che ha qualche fondamento storico o se si tratti di un artifizio per giustificare la riforma introdotta da Giosia che mirava soprattutto alla eliminazione dei culti idolatrici ancora diffusi in Israele ed alla centralizzazione del culto nel Tempio di Gerusalemme.
La riforma di Giosia venne attuata, dopo aver consultato la profetessa Culda (una donna !) sulla validità della legge riscoperta, ma i successori del re non seguirono la legge e solo dopo pochi anni sopravvenne la rovina e gli ebrei vennero deportati a Babilonia (nell'anno 587).
Il codice deuteronomico, che si estende  nei capitoli dal 12 al 26, contiene una serie di prescrizioni rivolte sia al popolo che ai singoli individui e perciò il “voi” si alterna al “tu”.
Ricorrente è la parola “oggi” ad indicare che le parole vanno attualizzate nel presente: questo è un punto che vale per tutta la Bibbia, si dice che essa vada sempre reinventata, non è una dottrina o un dogma, ma una scrittura che va continuata nell'azione.
Le prescrizioni del codice dell'alleanza sono varie, alcune vicine alla nostra sensibilità (come le norme a tutela dello straniero e della vedova, e cioè delle categorie sociali più deboli) altre sono di una severità sconcertante per noi, ma vanno lette attraverso le categorie culturali del tempo e tenendo conto delle necessità di quei momenti difficili. Nel complesso si presenta come un grande progetto di giustizia voluto da un Dio che non riesce a rompere il patto nonostante le numerose infedeltà del partner e quindi non lo infrange come vorrebbe la regola di fronte alla inadempienza della controparte, e non interrompe il rapporto di fedeltà e di amore.
La lettura nei prossimi incontri avverrà a blocchi: 1) cap. 1 – 4: discorso di Mosè e cammino del popolo verso il monte Oreb; 2) cap. 5 – 6: le dieci parole (v. Esodo 20); 3) cap. 7 – 11: un popolo di dura cervice; 4) cap. 12 – 16: le feste ebraiche e il loro significato; 5) cap. 17 – 23: le leggi; 6) cap. 24 – 30: il rinnovo dell'alleanza e la scelta che Israele è tenuta a fare; 6) Cap. 31 – 34: ricordare, benedire, guardare avanti.
Il libro termina, come si è già accennato, con una scommessa sul futuro: che ne sarà della fede di Israele? (e della nostra fede?). Come scrive Lenaers, non è scontato che il cristianesimo non scompaia, se non si risveglia dalla sonnolenza in cui è caduto. Guido Allice