lunedì 24 dicembre 2018

IL CONGO FOPO JOSEPH KABILA

CON LE ELEZIONI presidenziali del prossimo 23 dicembre della Repubblica Democratica del Congo dovrebbe verificarsi nel più grande Paese dell'Africa sub-sahariana il primo passaggio di poteri senza spargimenti di sangue dai tempi dell'
indipendenza, nel 1960. Pochi giovani e nessuna donna figurano tra i 21 candidati alla successione di Joseph Kabila, 48 anni e da 18 strenuamente attaccato alla poltrona di presidente, dal giorno dell'omicidio di suo padre Lorente-Désiré, nel gennaio 2001. Soltanto Seth Kikuni, imprenditore di 36 anni, il più giovane dei candidati, potrebbe impensierire i due contendenti di spicco. E questi sono il ”delfino“di Kabila, Emanuel Ramazani Shadary, 58 anni ed ex ministro dell'Interno, è il ”candidato comune“ di un'opposizione in realtà profondamente spaccata, Martin Fayulu, 62 anni, ex dirigente petrolifero, formatosi tra la Francia e gli Stati Uniti.
Ora, in questo immenso Paese-continente di 80 milioni di abitanti, la cui superficie ricopre 2,3 milioni di chilometri quadrati, è poverissimo malgrado le sue enormi ricchezze naturali, la commissione elettorale ha appena acquistato dalla Corea del Sud ben 106 mila macchinari per il voto elettronico. Il loro utilizzo è stato immediatamente contestato da Fayulu, il quale ha dichiarato di
«non voler boicottare le presidenziali ma di esigere il ritorno alle schede». Quanto alle autorità di Kinshasa, queste hanno rifiutato ogni aiuto internazionale per un pacifico svolgimento del voto, compreso quello offerto dalla missione Onu in Congo, la Monusco, che è la più importante al mondo per via dell’annosa guerra che ancora funesta le regioni più orientali del Paese.
Il delfino di  Kabila si dice intanto certo della sua vittoria, anche per via del« peso mosca» del suo principale avversario. Il quale dal canto suo ha ricordato che il candidato del presidente «è nel mirino dell'Unione europea per crimini contro l'umanità commessi tra 2016 e il 2018». Certo, se fosse eletto Shadary, Kabila manterrebbe una buona fetta di potere. C'è chi prevede che potrebbe diventare primo ministro. E perfino ricandidarsi nel 2023.

Donne Repubblica 15/12/2018