CON
LE ELEZIONI presidenziali del prossimo 23 dicembre della Repubblica
Democratica del Congo dovrebbe verificarsi nel più grande Paese
dell'Africa sub-sahariana il primo passaggio di poteri senza
spargimenti di sangue dai tempi dell'
indipendenza,
nel 1960. Pochi giovani e nessuna donna figurano tra i 21 candidati
alla successione di Joseph Kabila, 48 anni e da 18 strenuamente
attaccato alla poltrona di presidente, dal giorno dell'omicidio di
suo padre Lorente-Désiré, nel gennaio 2001. Soltanto Seth Kikuni,
imprenditore di 36 anni, il più giovane dei candidati, potrebbe
impensierire i due contendenti di spicco. E questi sono il
”delfino“di Kabila, Emanuel Ramazani Shadary, 58 anni ed ex
ministro dell'Interno, è il ”candidato comune“ di un'opposizione
in realtà profondamente spaccata, Martin Fayulu, 62 anni, ex
dirigente petrolifero, formatosi tra la Francia e gli Stati Uniti.
Ora,
in questo immenso Paese-continente di 80 milioni di abitanti, la cui
superficie ricopre 2,3 milioni di chilometri quadrati, è poverissimo
malgrado le sue enormi ricchezze naturali, la commissione elettorale
ha appena acquistato dalla Corea del Sud ben 106 mila macchinari per
il voto elettronico. Il loro utilizzo è stato immediatamente
contestato da Fayulu, il quale ha dichiarato di
«non
voler boicottare le presidenziali ma di esigere il ritorno alle
schede». Quanto alle autorità di Kinshasa, queste hanno rifiutato
ogni aiuto internazionale per un pacifico svolgimento del voto,
compreso quello offerto dalla missione Onu in Congo, la Monusco, che
è la più importante al mondo per via dell’annosa guerra che
ancora funesta le regioni più orientali del Paese.
Il
delfino di Kabila si dice intanto certo della sua vittoria,
anche per via del« peso mosca» del suo principale avversario. Il
quale dal canto suo ha ricordato che il candidato del presidente «è
nel mirino dell'Unione europea per crimini contro l'umanità commessi
tra 2016 e il 2018». Certo, se fosse eletto Shadary, Kabila
manterrebbe una buona fetta di potere. C'è chi prevede che potrebbe
diventare primo ministro. E perfino ricandidarsi nel 2023.
Donne
Repubblica 15/12/2018