E ancora possibile la pace?
Antonio Gargano
La scuola di Pitagora Editrice, 2018
Nel
luglio 1932,2 giganti della scienza e della cultura contemporanea,
Albert Einstein e Sigmund Freud, sollecitati dall'Istituto
internazionale per la cooperazione culturale, convenivano sull'esigenza
di liberare gli uomini "dalla fatalità della guerra" Limitando le
sovranità nazionali in favore di una sovranità internazionale ossia di
"un governo mondiale in grado di dirigere l'evoluzione psichica degli
uomini in modo che diventino capaci di resistere alla pressione
dell'ordine e della distruzione". Il governo mondiale immaginato da
Einstein e Freud, purtroppo non si è mai realizzato; anzi da anni l'Onu,
paralizzato dai veti incrociati degli Stati membri del Consiglio di
Sicurezza ha lasciato ai singoli e o gruppi di Stati interventi(spesso
privi di autorizzazione) di peace keeping, peace enfarcing, e di...
esportazione della democrazia!
Antonio
Gargano dedica a Gerardo Marotta, presidente e fondatore dell'Istituto
Italiano per gli Studi filosofici, convinto pacifista E insignito del
premio artigiani della pace, dense pagine con i più validi approcci
filosofici e psicoanalitici al tema della guerra e della violenza per
rispondere all'interrogativo: E' ancora possibile la pace? Il progetto per una pace perpetua di
Kant, cui anche Gargano riconosce il merito di aver laicizzato e
modernizzato la diagnosi sulla guerra, riconducendone così le cause alla
struttura sociale dell' Ancien Regime, regime nel quale ai sudditi non
ancora cittadini viene imposta la calamità della guerra di cui erano
destinati a subire N ed i costi. Solo l'unione di politica e morale, che
i regimi repubblicani favoriscono, rende possibile "il trionfo della
ragione". Per Hegel che condivide con Kant e l'esigenza di
un'organizzazione internazionale di Stati per assicurare la pace, senza
un'effettiva sovranità sovranazionale in grado di imporsi alle volontà
dei singoli Stati, non si raggiungerebbe l'obiettivo della pace.
Non
meno interessante è la rilettura critica che Gargano fan dei classici
della psicanalisi come Sigmund Freud e Franco Fornari. Per Freud, di
fronte alla guerra, "soffriamo di uno sconvolgimento e di una
diminuzione della nostra potenza funzionale in quanto non possiamo più
mantenere il nostro antico atteggiamento nei confronti della morte" che
l'uomo civile rimuove, evitando perfino di parlarne… Lezione inascoltata
dai fanatici e cinici sostenitori della guerra come storico strumento
di pulizia ed ordine del mondo.
In
guerra infatti a "stranieri e nemici, infliggiamo… la morte volentieri,
così come faceva l'uomo primitivo" perché rileva Fornari, emerge la
parte più sadica di noi stessi e la pulsione di morte prevale, venendo
meno il controllo del Super- io nei confronti dell'Es.
Così
"l'uccisione del nemico… acquista un significato di virtù, in quanto è
lotta e punizione verso le parti cattive del Sé proiettate". Meno
convincente risulta però la convinzione di Fornari che le guerre non
avrebbero motivazione economica.
Qui
l'astrazione astorica prende il sopravvento sulla critica tuttora
attuale di Marx ad ogni dogmatismo astorico, antitetico al metodo
del"Astrazione storicamente determinata".
Se,
infatti, non si può negare con Fornari che le logiche del gruppo, nello
scontro, diventano logiche belliche, è incontestabili-come insegna la
storia,"Dai cannoni dei Krupp" alle preoccupazioni sul ruolo
dell'apparato militare-industriale-il peso degli interessi economici
nell'indirizzare i paesi verso conflitti che, per Stefano Cingolani,
'altro non sono che "Guerre di Mercato".
Carlo Almirante
Le Monde Diplomatique
12/ 2018