Appunti
dalla riunione del gruppo biblico del 30 novembre 2018. A cura di Guido Allice
Michele
Serveto e gli Unitariani del sedicesimo secolo.
Per
capire il clima culturale europeo del sedicesimo secolo è utile il
riferimento, da un lato, a Bernardo di Chiaravalle, fatto santo dalla
chiesa cattolica e conosciuto come mistico, ma che in alcune sue
opere sostiene che l'opera più meritoria per il cristiano è
eliminare fisicamente quanti più infedeli possibile, e, d'altro
lato, a Lutero, che nella sua opera Contro gli Ebrei lancia una lunga
invettiva contro il popolo ebraico usando le peggiori ingiurie e
volgarità ed invocandone lo sterminio, in termini degni della
propaganda nazista.
In questo clima si trova lo spagnolo Michele
Serveto, nato nel 1511, che fin da giovane acquisisce una vasta
cultura e una approfondita conoscenza delle scritture e diventa
consapevole di quanto il cristianesimo si discosti dagli insegnamenti
che si desumono dalla Bibbia sia nella prassi che nella dottrina.
Comincia a scrivere il trattato De Trinitatis erroribus. Scopre che
nella Bibbia non vi è traccia della dottrina della Trinità; ad
esempio, nella Prima lettera di Giovanni capitolo 5, il versetto 7
parla delle tre persone della Trinità, ma si tratta di una aggiunta
posteriore (che ora è stata tolta nella versione ufficiale CEI).
Per
le sue idee antitrinitarie e la vicinanza con gli Anabattisti (che
rifiutavano il battesimo ai bambini considerato non una offerta di
fede, ma una imposizione di appartenenza alla chiesa) viene
sospettato di eresia e vaga per l'Europa (in Francia, Svizzera e
Italia) per contattare gruppi di cristiani critici che esistevano qua
e là, sospettati e perseguitati sia dai cattolici che dai
protestanti.
Tra questi si annoverano Ferenc Dàvid, con il quale
scrisse un'opera, e la cosiddetta banda degli Italiani, tra i quali
Giorgio Biandrata di Saluzzo. Si occupa di teologia e di Scrittura,
ma interompe questa attività per nascondersi dai pericoli della
persecuzione, occupandosi principalmente di medicina, diventando
medico e ricercatore (scoprì la funzione dei polmoni di
ossigenazione del sangue).
Alla fine decide però di dedicarsi
interamente alla teologia, il suo principale interesse e viene
incarcerato a Ginevra, processato e arso sul rogo nel 1553, per
eresia, da Calvino, in collaborazione con l'inquisizione cattolica.
Le sue opere sono sopravvissute fortunosamente, non essendo state
stampate, per la difficoltà di trovare un editore che avrebbe
rischiato la condanna per eresia.
E' un esempio straordinario di
ingegno libero e di coerenza con le proprie convinzioni, che ha
anticipato i metodi di esegesi moderni.
Bibliografia:
Roland
Bainton, Vita e morte di Michele Serveto, Fazi, 2012
Sergio
Carletto, Graziano Lingua, La Trinità e l'Anticristo: Giorgio
Biandrata tra eresia e diplomazia, L'arciere, 2001