giovedì 27 dicembre 2018

UN INVITO A LEGGERE IL LIBRO


  Appunti dalla riunione del gruppo biblico del 30 novembre 2018. A cura di Guido Allice
Michele Serveto e gli Unitariani del sedicesimo secolo.
Per capire il clima culturale europeo del sedicesimo secolo è utile il riferimento, da un lato, a Bernardo di Chiaravalle, fatto santo dalla chiesa cattolica e conosciuto come mistico, ma che in alcune sue opere sostiene che l'opera più meritoria per il cristiano è eliminare fisicamente quanti più infedeli possibile, e, d'altro lato, a Lutero, che nella sua opera Contro gli Ebrei lancia una lunga invettiva contro il popolo ebraico usando le peggiori ingiurie e volgarità ed invocandone lo sterminio, in termini degni della propaganda nazista. 
In questo clima si trova lo spagnolo Michele Serveto, nato nel 1511, che fin da giovane acquisisce una vasta cultura e una approfondita conoscenza delle scritture e diventa consapevole di quanto il cristianesimo si discosti dagli insegnamenti che si desumono dalla Bibbia sia nella prassi che nella dottrina. Comincia a scrivere il trattato De Trinitatis erroribus. Scopre che nella Bibbia non vi è traccia della dottrina della Trinità; ad esempio, nella Prima lettera di Giovanni capitolo 5, il versetto 7 parla delle tre persone della Trinità, ma si tratta di una aggiunta posteriore (che ora è stata tolta nella versione ufficiale CEI). 
Per le sue idee antitrinitarie e la vicinanza con gli Anabattisti (che rifiutavano il battesimo ai bambini considerato non una offerta di fede, ma una imposizione di appartenenza alla chiesa) viene sospettato di eresia e vaga per l'Europa (in Francia, Svizzera e Italia) per contattare gruppi di cristiani critici che esistevano qua e là, sospettati e perseguitati sia dai cattolici che dai protestanti. 
Tra questi si annoverano Ferenc Dàvid, con il quale scrisse un'opera, e la cosiddetta banda degli Italiani, tra i quali Giorgio Biandrata di Saluzzo. Si occupa di teologia e di Scrittura, ma interompe questa attività per nascondersi dai pericoli della persecuzione, occupandosi principalmente di medicina, diventando medico e ricercatore (scoprì la funzione dei polmoni di ossigenazione del sangue). 
Alla fine decide però di dedicarsi interamente alla teologia, il suo principale interesse e viene incarcerato a Ginevra, processato e arso sul rogo nel 1553, per eresia, da Calvino, in collaborazione con l'inquisizione cattolica. Le sue opere sono sopravvissute fortunosamente, non essendo state stampate, per la difficoltà di trovare un editore che avrebbe rischiato la condanna per eresia. 
E' un esempio straordinario di ingegno libero e di coerenza con le proprie convinzioni, che ha anticipato i metodi di esegesi moderni.
Bibliografia:
Roland Bainton, Vita e morte di Michele Serveto, Fazi, 2012
Sergio Carletto, Graziano Lingua, La Trinità e l'Anticristo: Giorgio Biandrata tra eresia e diplomazia, L'arciere, 2001