Credo
che gli episodi di violenza negli stadi siano completamente
sottovalutati. Essi costituiscono la liquidazione del calcio, come
sport, per creare la versione, la perversione in “guerra armata”.
Le
tifoserie, i dirigenti calcistici e le stesse forze dell’ordine –
e soprattutto gli aspetti legislativi – sottovalutano la gravità
dei singoli episodi e soprattutto il clima generale in cui si
disputano le partite. La dimensione ludica ha lasciato il posto alla
dimensione della prevalenza.
La
violenza, che si respira a livello sociale, trova nelle tifoserie uno
dei luoghi in cui esprimersi. Gli “avversari di squadra”
diventano nemici da contrastare.
Ma
il calcio è diventato uno dei luoghi in cui è diventato normale
l’uso della violenza. Non si sospende nemmeno il campionato perché
queste violenze stanno diventando “normalità”.