L’APARTHEID
È GIÀ COMINCIATO, MA NESSUNO LO VUOLE AMMETTERE
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@ga
Chiudete
i libri di storia e guardatevi intorno. Oggi, qui, nelle nostre
città, nel 2019, si sta consumando il più grande “apartheid
di Stato” dai tempi delle leggi
razziali. A metterlo in atto non sono pericolosi fascisti con la
celtica tatuata sulla giugulare ma semplici burocrati.
Persone che magari in privato sono sinceramente a favore
dell’integrazione e credono in una società aperta, ma che stanno
semplicemente applicando la legge. A questo ritmo, si calcola che,
tra qualche mese, saranno decine di migliaia i migranti che saranno
gettati letteralmente in strada come rifiuti, andando a rimpolpare
quell’esercito di immigrati “clandestini” e senza fissa dimora
che – parola del ministro Salvini
– “stanno tutto il giorno davanti alle stazioni a non fare nulla
o a spacciare”. Non stiamo parlando di terroristi o pericolosi
criminali internazionali, ma uomini e donne in possesso di una
regolare protezione umanitaria. Oggi diventata carta straccia.
È
uno degli effetti – il primo e più sconvolgente – del decreto
Sicurezza, in mezzo a sgomberi
armati, abolizione della protezione umanitaria, reati creati ad
personam per i richiedenti asilo, raddoppio dei tempi di
trattenimento nei cosiddetti “centri di permanenza”.
Ma più ancora devastante è il messaggio di fondo: l’immigrazione
trattata come un reato, come una
piaga da combattere, estirpare, eradicare. Il tutto con l’avallo,
la complicità e i voti di chi il reato di immigrazione clandestina
aveva votato per abolirlo, in un “peccato di gioventù” che oggi
assomiglia, come in uno specchio riflesso, ai giovanili ardori di
Benito Mussolini,
ai tempi in cui era ancora un rampante socialista animato da grandi
ideali e una smisurata ambizione.
La
prima pagina de “La Stampa” del 1938
Guardate,
io non sono tra quelli che vede il fantasma del fascismo ad ogni
angolo. O, perlomeno, mi sforzo di andare oltre, di cercare nuove
chiavi di letture, un diverso punto di vista. Però ci sono volte in
cui sfuggire al confronto diventa un vero e proprio esercizio di
equilibrismo. Quella che vedete in foto è la prima pagina de “La
Stampa” del
3 settembre 1938,
che titolava: “Il
Consiglio dei ministri delibera l’esclusione dalle scuole di tutti
gli insegnanti ed alunni nati da genitori di razza ebraica”.
È così che si comincia sempre: escludendo le persone,
emarginandole, marchiandole a fuoco, separandole dal resto della
società civile. Solo che quando questa serie di leggi criminali note
come “Leggi
razziali”
sono state approvate, il fascismo
si
era insediato al governo da 16
anni.
Sedici anni. Quando, un mese fa, è stato approvato il Decreto
sicurezza, ovvero una legge che è stata partorita nello stesso humus
culturale, con la stessa logica e lo stesso spirito delle leggi
razziali, il governo
del “cambiamento”
si era insediato da neppure sei mesi.
Fa venire i brividi, vero?
E
allora diventa chiaro, plastico, l’unico vero scopo che ha sempre
avuto il Decreto Sicurezza: metterci paura. Teorizzare per legge
quelle “zone
d’ombra”
in cui la criminalità spesso non è neppure una conseguenza, né una
scelta, ma l’unico modo per sopravvivere. E la criminalità
organizzata, quella vera, ringrazia. Ma davvero serviva il governo
del “cambiamento” per darci la
nuova Bossi-Fini?
La verità è che, lontano dagli slogan della propaganda, il decreto
Sicurezza serve solo a Salvini, per l’unico scopo che ha e ha
sempre avuto: creare
un nemico.
Non
è così che nella storia hanno giustificato più o meno tutte le più
grandi atrocità? Ieri
erano gli ebrei,
oggi sono gli africani,
chi scappa dalla guerra, dalla fame, dalle malattie, dalla miseria
più nera della pelle che portano. Eppure oggi tutto questo è
considerato normale. Di più: è “buon
senso”. È
“buon senso” chiudere i porti. È “buon senso” lasciare 49
uomini, donne e bambini
in balia del mare senza un approdo sicuro e cure immediate. È “buon
senso” esporre tre ragazze minorenni al ludibrio social solo per
aver osato contestare il caro leader. È “buon senso” anche il
decreto più razzista e xenofobo della storia repubblicana.
È
per tutto questo – contro tutto questo – che oggi
sarò in piazza, alle ore 18, a Genova,
insieme a tanti amici e persone. Ed è per questo che oggi, ancora
più di ieri, sto con padre
Zanotelli
che invita a disobbedire al Decreto, sto con Domenico Megu Chionetti
e la Comunità
San Benedetto al Porto che
ha scelto di non espellere i ragazzi che ospita. Sto con le centinaia
di famiglie affidatarie in tutta Italia che manterranno i propri
figli in custodia anche dopo i 18 anni. Sto con i sindaci
dalla schiena dritta,
con chi non si piega, con chi disobbedisce, con chi non aspetta che
qualcuno lo faccia per lui. L’apartheid è già cominciato, ma
nessuno lo vuole ammettere.
Tutti
noi oggi abbiamo una grande occasione che poche volte in passato è
stata così urgente e non rimandabile: restare
umani.
Domani potrebbe essere già tardi.
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Written
by Lorenzo Tosa
35
anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con
diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura,
comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della
paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone”
è il suo blog personale.