martedì 25 marzo 2025

Un salutare scossone

 

Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio: Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi» (Lc. 13, 22-30).

 

Questo brano non è di facile lettura. Se non si riesce ad andare oltre l’impressione di una terribile durezza, la parabola e le immagini che qui figurano lasciano sgomenti. Si ha la sensazione di una paralizzante rigidità di Gesù e del suo messaggio. Le cose, in verità, non stanno proprio così. Questa pagina del Vangelo ripropone per la comunità di Luca la radicalità di Gesù. Ma questa presentazione radicale del messaggio di Gesù viene inserita in un contesto storico e letterario che la rende comprensibile. Il Vangelo di Luca è stato redatto quando si era all’incirca alla terza generazione del movimento di Gesù. In molti fratelli e sorelle della comunità l’amore, il fervore e l’impegno delle origini si erano affievoliti.

Non è difficile accorgersi che questa pagina pungente del Vangelo di Luca non ha perso per nulla di vigore e di attualità. Forse siamo anche noi tra quei cristiani che hanno bisogno dell’esortazione dell’evangelista. Forse siamo anche noi tra quelli e quelle che, con una certa disinvoltura, si collocano tra gli “ereditieri del regno”. Una buona “scossa” fa bene anche a noi. Dov'è visibile nella nostra vita la strada e la pratica delle beatitudini? Un certo stile di vita accomodante e rassegnato non ha anche spento in noi la fiamma del vangelo?

Sono domande con le quali ciascuno/a di noi non ha difficoltà a fare i conti. Guardiamo la nostra chiesa a livello ufficiale. Nelle tempeste dei problemi di oggi non ha che interventi parolai, pieni di un moralismo che non è per nulla un invito alla radicalità evangelica.

Non è un caso che il capitolo dal quale è tratto questo brano inizi con il richiamo al ravvedimento, alla conversione e con la parabola del fico sterile. Anche la comunità corre il rischio, secondo Luca, di cadere nella routine, nel compromesso, nella mediocrità. Il vino nuovo del Vangelo lentamente viene annacquato. Luca reagisce “sferzando” la sua comunità che si era un po' troppo accomodata.

In questo contesto l’evangelista, con grande fedeltà allo stile di Gesù, non risponde alla domanda sul numero dei salvati. Qualcuno, del resto, può avere una risposta a questo interrogativo? Gesù non ha interamente lasciato questo “problema” a Dio e a Dio solo?

A Luca preme ben altro: gli sta a cuore risvegliare dal torpore la sua comunità assonnata.

La parabola della porta stretta diventa allora, in questo  contesto, un messaggio di esortazione, un invito a non dormire sugli allori.

Il rischio, per chi si sente come proprietario della salvezza, è quello di essere “cacciati fuori” (versetto 18).

Anche qui non si tratta di una minaccia e di una enunciazione di esclusione. Si tratta piuttosto di aiutare la comunità a non ritenersi detentrice di chissà quale privilegio e garanzia solo perché fa riferimento al mesgaggiù di Gesù.

C’è una speranza, anzi una promessa evangelica; “gli ultimi saranno i primi e i primi saranno ultimi” (v. 30). Lì, in questa coda delle carovana umana sta la speranza del mondo e della chiesa. Non perché gli ultimi siano perfetti, ma perché attraverso di loro Dio enuncia ancora il Suo  sogno e ci fa giungere il Suo invito alla conversione.

Fiorentina Charrier