da Il Manifesto del 23/11/2025
<<Pericolo di fuga>>, Bolsonaro in carcere prima del tempo
di Claudia Fanti
Il piano di fuga, se di questo si può parlare, era piuttosto improbabile, ma Jair Bolsonaro deve aver pensato di non aver molto da perdere. Un piano che inizia con la convocazione per le 19 di ieri (ora locale), da parte del primogenito Flávio – e con tanto di invocazione al «Signore degli eserciti», – di una «veglia per la salute» dell’ex presidente di fronte al condominio di suo padre, nel quartiere ricco di Brasilia noto come Jardim Botânico. Approfittando della confusione provocata dai manifestanti, sarebbe stato quello il momento per tentare la fuga.
DETTAGLIO IMPORTANTE: solo circa 13 chilometri, percorribili in auto in meno di 15 minuti, separano la residenza di Bolsonaro dall’ambasciata degli Stati uniti, dove l’ex Mito sarebbe stato accolto a braccia aperte. Dettaglio ancor più importante: alle 00,08 di ieri il Centro de Monitoração Integrada del Distretto Federale comunica la manomissione della cavigliera elettronica che l’ex presidente è costretto a indossare da quattro mesi.
Ce n’era più che abbastanza perché il giudice Alexandre de Moraes emettesse un mandato di arresto preventivo, eseguito, senza manette e senza esposizione mediatica, circa sei ore dopo. Cosicché dietro le sbarre Bolsonaro ci è finito anche prima del tempo, prima ancora cioè di iniziare a scontare la sua pena di 27 anni e tre mesi di carcere per tentato colpo di stato.
Condotto presso la Sovrintendenza della Polizia Federale, dove è stato trattenuto in una confortevole sala con bagno privato, televisore, aria condizionata e frigobar riservata alle alte cariche, e sotto assistenza medica permanente, l’ex presidente, che si trovava ai domiciliari dal 4 agosto scorso, sarà oggi sottoposto a un’udienza di custodia cautelare. Mentre per domani de Moraes ha convocato una sessione virtuale straordinaria della prima sezione del Supremo tribunale federale perché convalidi la decisione. La stessa prima sezione che, dopo la richiesta di trasferimento di Luis Fux, l’unico giudice a votare a settembre per l’assoluzione di Bolsonaro, ha respinto all’unanimità lo scorso 7 novembre i primi ricorsi presentati dalla difesa.
Che Bolsonaro già in passato avesse pensato di tagliare la corda, è lo stesso giudice a ricordarlo: dagli audio e dalle conversazioni recuperati dal suo cellulare con il figlio Eduardo – che negli Usa è fuggito al momento giusto – e con il pastore evangelico Silas Malafaia, era già emerso che l’ex presidente, non a caso incriminato anche per ostruzione della giustizia, intendesse rifugiarsi nell’ambasciata argentina e chiedere asilo a Milei.
E GRANDE DEVE ESSERE ora l’invidia di Bolsonaro per l’ex direttore dell’agenzia di intelligence e oggi deputato federale Alexandre Ramagem, condannato nello stesso suo processo – quello contro il cosiddetto “nucleo 1” della trama golpista – a 16 anni, 1 mese e 15 giorni, ma felicemente riparato a Miami, tra spiagge e palme, senza farsi beccare e addirittura continuando a votare da remoto come se nulla fosse grazie a due certificati medici: impresa assai facilitata dall’assenza, nel suo caso, di restrizioni specifiche.
Uno scandalo, quello della fuga di Ramagem, che ha indotto il Psol (Partido socialismo e liberdade) a presentare presso la Corte suprema una richiesta di detenzione preventiva per altri quattro condannati nel medesimo processo: gli ex ministri Anderson Torres, Augusto Heleno e Paulo Sérgio Nogueira e l’ex comandante della Marina Almir Garnier.
Per tutti loro, oltre che per il generale Braga Netto, in arresto preventivo dal dicembre del 2024, e ovviamente per Bolsonaro, l’inizio dell’esecuzione della sentenza è previsto intorno alla prima settimana di dicembre, dopo l’esaurimento degli ultimi ricorsi e il passaggio della condanna in giudicato.
Quanto all’ex presidente, a salvarlo potrebbero essere solo le delicate condizioni di salute, tra gli attacchi di singhiozzo, vertigini e vomito ricondotti dai suoi alleati all’accoltellamento, messo in dubbio da molti suoi critici, sofferto nel 2018 e un tumore alla pelle al primo stadio recentemente rimosso.
MA LA BELLA PENSATA di tentare una fuga impossibile praticamente in zona Cesarini ha allontanato di molto, secondo gli esperti, la possibilità per Bolsonaro di scontare nella sua residenza l’intera condanna. Se, già prima della sua detenzione preventiva, la previsione era che dovesse far tappa per un breve periodo nel complesso penitenziario di Papuda (o in un altro carcere) prima di passare ai domiciliari – lo stesso modello adottato da Alexandre de Moraes nel caso dell’ex presidente Fernando Collor de Mello – ora la situazione risulta per lui assai più problematica. A dimostrazione che qualcosa da perdere Bolsonaro tutto sommato ce l’avesse.