da Rocca del 01/01/2026
Salmo 87 - Una città per tutti i popoli della terra
di Lidia Maggi e Angelo Reginato
Angelo: secondo le Scritture, Dio ha allestito il giardino, mentre la città è opera di Caino. Ma questa genealogia del tessuto urbano non suona come una condanna senza appello alla convivenza umana. E’ come per la terra: maledetta perché intrisa del sangue di Abele, trova il suo riscatto nella promessa di un paese dove scorrono il latte e il miele. Così per la città: ce n’è una fondata da Dio. Ma attenzione: non è la Gerusalemme indicata nelle cartine, città ritenuta santa da almeno tre 3 religioni e, di fatto, teatro di inimicizia e ingiustizia. Qui Sion è, piuttosto, la città utopica coma la Gerusalemme celeste dell’Apocalisse.
Lidia: il segnale inequivocabile lo svela il salmista stesso: Sion non è la capitale di un unico popolo, suo marcatore identitario. Se gli umani si armano di anagrafi nazionaliste, che stabiliscono chi sono "i nostri", ben distinti dagli "altri", nella città di Dio è il Signore stesso a fare un censimento dall'esito sorprendente: nel suo registro, tutti risultano cittadini. Persino quei nemici storici: l'Egitto, insieme all'altra casa di schiavitù, Babilonia; e quei vicini che insidiano il territorio, come i Filistei e i Fenici, o quei lontani che sentiamo così diversi, come gli Etiopi.
Angelo: ecco la città invisibile descritta dalla Bibbia, prima che Calvino ci proponesse il suo sguardo immaginativo. Letteralmente invisibile, perché ai nostri occhi appare non pervenuta. Come la terra promessa, destinata a rimanere sempre orizzonte irraggiungibile, così la città di Dio. Non è un luogo posseduto; piuttosto una sorgente, da evocare con la danza ed il canto. Con la lingua della poesia, che faccia da controcanto alle rivendicazioni gridate da chi pretende una terra tutta per sé.
Lidia: ecco la terra madre! Una città che ci ha messi al mondo senza fare preferenze fra figlie e figli partoriti. E il padre - niente meno che il Signore del mondo! - pronta certificare che ciascuno dei suoi figli "è nato".dunque, una città delle origini, non solo orizzonte della destinazione finale.cita un topic ancora da raggiungere e, insieme, da ricercare riconoscere.siamo nati nel segno della condivisione di una medesima città; siamo abitati dal sogno di una comunione delle differenze.
Angelo: penso al dileggio e al disprezzo con cui si giudica ogni tentativo di convivenza che non si nutra di inimicizia e sentimenti identitari. Il nostro salmista, come il Marco Polo che descrive le città invisibili di Calvino, sono da noi tacciati di ingenuità e derisi. Della Sion fondata da Dio non si dicono più "cose gloriose”. Noi siamo la generazione che ha smesso di coltivare il sogno.
Lidia: solo Dio può fondare una simile città, Lui che non demorde neppure quando i costruttori terreni rifiutano di edificarla, giudicandola impossibile. Solo Dio può continuare ad amarla, a dispetto del nostro disprezzo. E’ Dio il soggetto del Salmo. Noi umani compariamo solo a margine. Ma sorprendentemente siamo detti in grado di danzare e cantare, di riconoscere in questa città di Dio la fonte della gioia. Ed è su questi cittadini invisibili che si conclude il salmo. Come lanciandoci la sfida di musicare un altro canto, di trovare altri passi con cui attraversare le nostre città.