sabato 31 gennaio 2026

da Rocca del 15/12/2025

Guardiani della Creazione

di Tonio Dell’Olio


La Cop30 non è un altro summit sul cambiamento climatico. Ha avuto piuttosto il sapore di un vertice mondiale destinato a segnare la storia della riflessione e dell'azione del nostro rapporto con il pianeta terra. Innanzitutto per la sua collocazione geografica nel cuore dell'Amazzonia che è davvero il polmone del mondo e la misura del degrado o della salute ambientale. Poi perché l'assenza della rappresentanza dell'amministrazione USA è uno sfregio terribile sull'andamento di questa lotta di resistenza della natura davanti allo scempio che ne fa l’uomo. Eppure la parola d’ordine ripetuta nei corridoi del Palacio da Cidade di Belém do Parà è "197-1 non fa zero”. 197 è infatti il numero degli aderenti alla Cop30. La risposta di Luiz Inàcio Lula da Silva nel discorso inaugurale non si è fatta attendere: “La Cop30 sarà la Cop della verità - ha detto. (…) Nell'era della disinformazione, gli oscurantisti non rifiutano solo le prove scientifiche, ma anche i progressi del multilateralismo. Controllano algoritmi, seminano odio e diffondono paura. Attaccano le istituzioni, la scienza e le università. E’ arrivato il momento di infliggere una nuova sconfitta ai  negazionisti". Ecco qual era la posta in gioco della Cop di Belém: sconfessare i negazionisti che oggi ormai sono clamorosamente smentiti da analisi, statistiche, studi e, soprattutto, esperienze di sofferenze di intere popolazioni crocifisse alle conseguenze del surriscaldamento del pianeta e dall'esodo dei migranti climatici che troppo spesso vengono respinti e perseguitati proprio dagli stessi negazionisti. E il papa venuto dagli Stati Uniti d’America non l’ha mandata a dire e, inviando un videomessaggio alle Chiese Particolari del Sud del mondo riunite al Museo Amazzonico di Belém, ha denunciato chiarissimamente che “ciò che sta fallendo è la volontà politica di alcuni” e ha raccomandato ai rappresentanti delle Chiese: "Che questo Museo Amazzonico  sia ricordato come lo spazio in cui l'umanità ha scelto la cooperazione rispetto alla divisione e alla negazione”. E ha preso le mosse non da una riflessione teorica quanto dalla constatazione che la "creazione grida in inondazioni, siccità, tempeste e un caldo implacabile. Una persona su tre vive in una grande vulnerabilità a causa di questi cambiamenti. Per loro, il cambiamento climatico non è una minaccia lontana. Ignorare queste persone è negare la nostra umanità condivisa”. Tant'è che questo grido è ascoltato da "scienziati, leader e pastori di tutte le nazioni e credo”. Il presidente Lula ha messo in evidenza il paradosso e la contraddizione più lacerante di tutte: "Se gli uomini che fanno la guerra fossero qui, capirebbero che è molto più economico investire 1 trilione e 300 miliardi di dollari per risolvere un problema, invece di spenderne 2 trilioni e 7 miliardi per fare la guerra, come è successo l’anno scorso”. Ci sia di monito insieme al grido di papa Leone: “Siamo guardiani della creazione, non rivali per i suoi beni”.