da Rocca del 01/01/2026
Si riaccende il fronte caldo dell’Indo-Pacifico
di Maurizio Salvi
Come se il nostro mondo non fosse abbastanza nei guai per le guerre in Europa e Medio Oriente (l'invasione russa dell'Ucraina e la risposta di Israele a Gaza dopo l'attacco terroristico di Hamas), e anche per le guerre ‘dimenticate’ africane in Sudan e Congo, a cui fanno da scenario ripetuti colpi di Stato (chi ha letto qualcosa sull’ultimo golpe realizzato dai militari in Guinea Bissau il 26 novembre?), si deve prendere nota che la congiuntura geopolitica è diventata rovente nelle ultime settimane anche nella regione dell'Indo-Pacifico, con un gravissimo, per ora solo diplomatico, scontro fra Cina e Giappone. Non siamo ancora ad un conflitto aperto, che vista l'importanza dei protagonisti si rivelerebbe catastrofico, ma a minacce, movimenti militari, e ritorsioni economiche, causate da un radicale cambiamento da parte di Tokyo della sua politica estera riguardante Taiwan.
Tokyo cambia rotta su Taiwan e Pechino reagisce
Tutto è cominciato con la elezione nell'ottobre scorso di una nuova premier giapponese, Sanae Takaichi, prima donna a guidare il Governo di questo Paese asiatico nel dopoguerra. La novità in questa elezione è che la prescelta rappresenta l'ala più estrema e nazionalista della principale formazione politica del Giappone, il partito liberal-democratico (Pld). E per chiarire subito il suo pensiero, il 7 novembre scorso, in una testimonianza in Parlamento, ad un deputato dell’opposizione che gli chiedeva cosa farebbe il Giappone in caso in una invasione di Taiwan da parte della Cina, ha offerto una risposta esplicita, vista come una rottura secca, sia dell’ambiguità strategica sia della ‘soft diplomacy’ tradizionali giapponesi nei confronti di Pechino. Strumenti questi utilizzati fino allo scorso anno, quando al governo si trovava Fumio Kishida, pure membro del conservatore Pld, ma nettamente più moderato. Invece Takaichi ha spiegato che un eventuale attacco cinese all’isola indipendente "sarebbe visto qui come una minaccia esistenziale" che potrebbe generare "una nostra risposta militare". Queste parole sono state accompagnate da fatti, perché la Marina nipponica ha trasferito il 27 novembre alcune unità navali, dotate di missili a media gittata, vicino all’isola meridionale giapponese di Yonaguni, che dista solo 100 chilometri da Taiwan.
La reazione delle autorità cinesi, che considerano la nuova posizione giapponese una minaccia diretta e non solo diplomatica, non si è fatta attendere. Il ministro degli esteri, Wang Yi, ha definito le parole di Takaichi ‘scioccanti, e ha affermato che il Giappone ha oltrepassato una “linea rossa” che non deve essere toccata suggerendo un possibile coinvolgimento militare in caso di attacco cinese a Taiwan. Mentre ha chiesto al Giappone di correggere l’errore, ritrattare le dichiarazioni e dimostrare con azioni concrete il proprio impegno per la pace e la cooperazione nella regione, la Cina ha mandato alcuni segnali incontrovertibili.