venerdì 27 febbraio 2026

da Il Manifesto del 25/02/2026

La destra affossa il congedo paritario. Opposizioni in rivolta

di Andrea Carugati


Dopo il salario minimo, affossato dalle destre alla Camera nel dicembre 2023, ora tocca al congedo paritario. La maggioranza ha bocciato ieri la proposta di legge delle opposizioni, a prima firma Elly Schlein ma sottoscritta anche dagli altri leader, che prevedeva 5 mesi di congedo anche per i padri in occasione della nascita dei figli (al 100% dello stipendio per entrambi i genitori, anche per lavoratori autonomi e non sposati).

LA DESTRA SI È FATTA SCUDO, prima in commissione Bilancio e poi in Aula, del parere della Ragioneria generale dello Stato, che ha giudicato «inidonea» la copertura economica prevista dal ddl. La Ragioneria ha indicato il costo della misura (per i lavoratori iscritti all’Inps) in 3,7 miliardi per il 2026, in crescita fino ai 4,5 dal 2025. E ha ritenuto dunque insufficienti le coperture, pari a 3 miliardi l’anno, previste dalle opposizioni, e basate sulla rimodulazione ed eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad). In sostanza, la Ragioneria ha ritenuto che di fronte a oneri «certi e quantificati», le coperture indicate fossero «indeterminate».

IN AULA DUNQUE gli emendamenti soppressivi del centrodestra sono passati con 137 voti a favore, 117 contrari e 2 astenuti. Bocciata anche la richiesta delle opposizioni di rinvio della discussione per rimodulare le coperture. Se ne riparlerà, forse nella prossima legislatura. La destra non ha contestato la misura nel merito, ma si è nascosta dietro i conti.

A ora di pranzo le opposizioni hanno organizzato una conferenza stampa alla Camera. «Siamo qui insieme per chiedere alla maggioranza e alla prima donna premier, di ripensarci. Approvi con noi il congedo paritario o quantomeno discuta la legge prima di dire no», ha detto Schlein, accanto a Bonelli, Boschi, Magi di +Europa e Elena Bonetti di Azione (Conte e Fratoianni erano in collegamento). «Sappiamo benissimo che quando c’è la volontà politica le coperture si trovano e noi siamo disponibili a lavorarci insieme alla maggioranza», ha aggiunto la leader Pd.

Poi in aula ha rincarato: «Mi chiedo come Meloni, la prima premier donna, possa essere contraria a questa legge. E mi chiedo a che cosa serva una premier donna se non si batte per migliorare le condizioni di tutte le altre donne. L’Italia continua a avere un record negativo sulle nascite, ma evidentemente non vi interessa. Vi trincerate oggi dietro una scusa tecnica, ma i soldi poi li trovate per il Ponte di Messina o per le prigioni in Albania. Siete ipocriti».

IL PRESIDENTE DEL M5S ha aggiunto: «Prendiamo atto della chiusura della maggioranza. Non è la prima volta, ci hanno chiuso la porta in faccia anche per altri progetti che sono priorità per i cittadini. È una legge utile per contrastare la denatalità e condividere la genitorialità. Continueremo a insistere, la nostra battaglia non si ferma qui».

«Questa è un’altra tappa dell’arroganza della destra di governo», il parere di  Nicola Fratoianni. «Sono arroganti di fronte a ogni proposta che le opposizioni mettono in campo per migliorare la condizione di vita di milioni di italiani e italiane. Questa proposta ha un obiettivo semplice: redistribuire il carico di cura e intervenire in modo concreto e non ipocrita su un tema che è al centro della retorica di questo governo, la crisi della natalità».

FURIOSA ANCHE MARIA ELENA Boschi di Iv: «La maggioranza ha bocciato una proposta che voleva semplicemente rendere più giusto il mondo del lavoro per donne e uomini. Continuare a pensare che il carico familiare debba gravare sulle donne non è soltanto un modello culturale e sociale sbagliato e una discriminazione, è anche un danno per l’economia».

DALLA DESTRA HA PARLATO il presidente della commissione Lavoro Walter Rizzetto (Fdi) : «Ancora una volta la demagogia delle opposizioni si scontra con la realtà. La relazione della Ragioneria generale dello Stato è inequivocabile: mancano le coperture adeguate e dati certi sulla platea coinvolta, in particolare per il personale della scuola. Siamo pronti al confronto, ma servono proposte credibili e sostenibili, non slogan». La destra però non ha proposto coperture alternative o modifiche alla proposta di legge per renderla meno costosa: si è limitata ad affossarla.