venerdì 6 febbraio 2026

da Rocca del 01/01/ 2026

Vivere il tempo: stili evangelici

di Giuseppe Grampa


Anche il 2025 si è concluso. Così attesta il calendario civile. Il calendario della Chiesa dal 16 novembre ha iniziato il suo percorso con il tempo di Avvento. Calendari diversi per segnare il tempo. Ma se la Chiesa ci propone un suo modo di segnare il tempo vuol dire che ci offre uno stile evangelico per vivere il tempo.

Viviamo un tempo febbrile. Viviamo con l’occhio all'orologio: quante volte ripetiamo: "Ho poco tempo, non ho tempo, non mi faccia perdere tempo, non ho tempo da perdere”… E siamo persuasi che il tempo sia denaro, una risorsa quanto mai preziosa che deve essere amministrata senza sprechi, cavando da ogni istante un utile. Non meravigliatevi se dico che questo atteggiamento non è del tutto estraneo all’Evangelo. Numerosi e forti gli appelli di Gesù per un uso fruttuoso del tempo. "Ecco sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico ma non ne trovo. Taglialo, perché deve sfruttare il terreno?" (Lc 13,7ss). E la parabola dei talenti mentre premia chi ha fatto fruttare al meglio le sue risorse condanna chi, per paura, ha sotterrato le sue risorse e non ha fatto fruttare il talento ricevuto.

Viviamo il tempo da stolti. L’Evangelo squalifica come stolto quell'uomo che ha consumato tutto il suo tempo solo nell'accumulo di beni. Stolto perché non ha saputo arricchire davanti a Dio (Lc 12,21). Potremmo dire: una vita dominata da un uso del tempo esclusivamente assorbito solo dall’avere, avere sempre di più, dall'accumulo, è una vita votata al fallimento. Vivere il tempo solo nella logica frenetica dell’avere vuol dire sprecare e tempo e vita. Il tempo deve essere scandito da una vigile attesa di un incontro.

Impariamo a vivere il tempo ad occhi aperti. Ritorna insistente sulle labbra di Gesù l'appello alla vigilanza, essere desti e non sprofondati nell'inerzia del sonno. A questo tema della vigile attesa il Signore Gesù ha dedicato il più alto numero di testi parabolici, almeno una quindicina, segno che non possiamo sbarazzarci con sufficienza di questo tema arduo eppur vero. Sono di due tipi le immagini che Gesù adopera per descrivere il suo ritorno. Tornerà come il padrone di casa che ha affidato ai suoi servi i suoi beni e chiederà conto; o anche verrà come un ladro che spia il momento per sorprendere nel sonno e scassinare la casa. Immagini piuttosto sgradevoli di un Dio giudice, anzi di un Dio che vuole coglierci in fallo per punirci. Vorrei invece invitarvi a leggere in queste immagini un messaggio positivo non ‘terroristico’: siamo chiamati a vivere ad occhi aperti, vigilanti per sapere riconoscere in ogni giorno della nostra vita i segni della presenza di Dio. Non la paura d’esser sorpresi impreparati deve tenerci desti ma la consapevolezza che ogni istante della nostra giornata è prezioso e racchiude una possibilità di bene per noi. Il nostro uso del tempo non è insignificante, anzi. Su questo ‘buon uso del tempo’ saremo valutati. Ma vi sono altre immagini che Gesù adopera per descrivere la fine del tempo e l’incontro con Lui. Sono immagini di grande dolcezza: verrà come lo Sposo, verrà come l’amico, verrà sì come il padrone ma che farà sedere a tavola i suoi servi vigilanti e servirà loro la cena. Dobbiamo custodire in noi queste diverse e a prima vista contrapposte immagini. Le prime immagini davvero inquietanti, dicono la serietà della vita, l'importanza di vivere con vigile consapevolezza, valorizzando ogni occasione della nostra esistenza. Le altre immagini ci aiutano a vivere il tempo che inesorabile corre verso la fine non nella paura ma nella confidente attesa di un incontro carico di trepidazione e di gioia. La serietà cristiana non deve essere né tetra, né lugubre, né pessimistica; è serietà intrisa di trepidante e gioiosa attesa. E la gioia cristiana non è superficiale, fatua, evasiva: è gioia seria, impegnata, operosa.