lunedì 2 marzo 2026

da Il Manifesto  del 19/02/2026

La camera discute di <<violenza>>. Le opposizioni: <<Nessuna ipocrisia>>.

di Giuliano Santoro

Come annunciato, la destra prova a usare la tragedia di Quentin Deranque per un altro giro di vite contro il dissenso e per alzare la tensione nei confronti della minoranza. Lo fa in apertura di seduta a Montecitorio, quando Augusta Montaruli, di Fratelli d’Italia, invita l’aula a un minuto di silenzio: «Tutte le forze si devono unire nel condannare, nel prendere le distanze, nel commemorare un ragazzo vittima del fatto di essere un attivista che manifestava per le proprie idee». Secondo Montaruli, il caso Deranque «non è molto distante da altri episodi avvenuti anche nel nostro paese».

A sentire le parole dei suoi colleghi di maggioranza è difficile che si riferisca, solo per fare un esempio, a Luca Traini, ex candidato leghista a Corridonia, che un giorno uscì di casa per sparare ai migranti. Lo si capisce quando prende la parola il salviniano Paolo Formentini: «Noi della Lega siamo sempre stai aggrediti» assicura. Alle opposizioni intima: «Non frequentate più centri sociali come Askatasuna».

C’è da sottolineare che le opposizioni hanno tenuto, hanno ribaltato il tema della violenza, delle cause che la generano, dei linguaggi che la alimentano, incalzando la maggioranza. «Di fronte a brutali aggressioni non c’è bisogno di conoscere le idee degli aggressori per esprimere sempre la nostra netta, totale, completa condanna» fa notare Andrea Casu del Pd. Per il M5S, prima parla Enrica Alifano, la quale dice chiaramente che nessun episodio, neanche il più deprecabile, deve essere usato per comprimere il diritto a manifestare.

Poi il capogruppo Riccardo Ricciardi accusa la destra di utilizzare singoli casi, afferma che decontestualizzare casi specifici senza cogliere le campagne violente è una forma di ipocrisia. «Non stiamo al loro gioco – ammonisce Ricciardi – Non cadiamo nel clima di violenza che loro stessi hanno contribuito a costruire». Poi richiama l’attenzione su Gaza e attacca il governo e chi lo appoggia: «Dovete giustificarvi dalle violenze continue che state coprendo». Tra le note di colore (nero), l’intervento di Rossano Sasso, eletto nella Lega e ora passato con Vannacci, che cita i versi di un classico della supernicchia neofascista degli Settanta: Nel suo nome, canzone dedicata a Mikis Mantakas dagli Amici del vento.

Anche Avs, per bocca di Nicola Fratoianni, respinge ogni tentativo di strumentalizzare la morte del militante di destra a Lione. «È gravissimo che Salvini abbia abbinato il simbolo di Avs all’omicidio efferato di Deranque – attacca Angelo Bonelli – Rischiamo di diventare bersaglio, ci sentiamo bersaglio. Per questo, anche in relazione alle dichiarazioni di Meloni e di Piantedosi, vi dico che io e Fratoianni abbiamo ricevuto gravissime minacce di morte». Il portavoce verde tira fuori le lettere minatorie, ne legge alcune.

Le opposizioni chiedono che l’informativa sulla violenza Matteo Piantedosi la faccia, ma fanno emergere la questione che aleggia: violenza è anche indicare ogni giorno un nemico sui social o accusare genericamente decine di migliaia di persone per colpire nel mucchio. In serata Giorgia Meloni affida ai social la sua dichiarazione: «La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse nazioni, è una ferita per l’intera Europa», dice la premier. Anche se il tentativo di importare l’allarme francese per alimentare l’ennesima emergenza pare sventato. Almeno per il momento.