da Rocca del 15/02/2026
Preghiera e tempo
Salmo 90
di Lidia Maggi e Angelo Reginato
Signore, tu sei stato
per noi un rifugio
d’età in età.
Prima che i monti
fossero nati e che
tu avessi formato
la terra e l’universo,
anzi, da eternità in
eternità, tu sei Dio.
Tu fai ritornare
i mortali in
polvere, dicendo:
<<Ritornate, figli
degli uomini>>.
Perché mille anni
sono ai tuoi occhi
come il giorno di
ieri che è passato,
come un turno di
guardia di notte.
Insegnaci dunque
a contare i
nostri giorni, per
acquistare un cuore
saggio.
Ritorna, Signore;
fino a quando?
Muoviti a pietà dei
tuoi servi.
Saziaci al mattino
della tua grazia e
noi esulteremo,
gioiremo tutti i
nostri giorni.
Angelo: Con il Salmo 90 inizia il quarto libro, che per André Chouraqui è il momento della sera e per Alberto Mello rappresenta l’uscita dalla crisi e l’annunzio di un nuovo regno. Non c’è più il re ma è Dio stesso a regnare. Con la comparsa della prima stella, inizia il nuovo giorno. Ed è proprio di questo che parla il nostro Salmo: di un tempo nuovo nel cammino del saggio come del popolo. Lo fa affrontando la questione del tempo: "Insegnaci a contare bene i nostri giorni per acquistare un cuore saggio". Non cambia di colpo la scena storica; come leggiamo, l'orante deve ancora affrontare la fatica, le opposizioni; ma potrà farlo con un cuore sapiente, che è maturato nel tempo.
Lidia: la preghiera osa instaurare un dialogo tra l’eternità e la polvere. Com’è possibile? Non è, per forza di cose, una conversazione destinata a fallire? Dio c’è da sempre, è la sorgente da cui è scaturito tutto ciò che esiste. È una presenza non scalfita dallo scorrere dei giorni. Gli umani, invece, sono creature a tempo, un prodotto a scadenza. E nella manciata di anni in cui transitano per la terra, falliscono il bersaglio di vivere una vita buona. Polvere, erba, sogno, soffio: qualcosa di inconsistente, che non tiene. Sembra di sentire il Qohelet, per il quale, appunto, “Dio è in cielo e tu sulla terra”: una differenza che rende vano ogni tentativo di un dialogo alla pari.
Angelo: eppure questa differenza non toglie la relazione. Anzi, è grazie ad essa che il salmista coglie la possibilità di affrontare la precarietà del tempo umano con una sapienza che viene da altrove. E che accende un altro sguardo e promuove una diversa narrazione. In ebraico, come in italiano, il contare ha a che fare con il raccontare. Come si può giungere ad una narrazione sapiente nel breve tempo della nostra esistenza? Provando a collocarla entro il quadro più ampio dell'opera di Dio. E, una volta recuperato l'orizzonte del sentire in grande, osare discutere con Dio, richiamando la sua attenzione sulla vita fragile e indifesa delle sue creature.
Lidia: mi stupisce l’accostamento tra l’umile supplica di ricevere in dono un cuore saggio e la richiesta coraggiosa, che suona come una sfida, affinché il Signore “ritorni”. Non sta chiedendo semplicemente di tornare ad occuparsi dei viventi: ordina a Dio di convertirsi! - questo è il senso biblico del verbo. Convertiti Dio, torna ad essere un Dio di grazia, che con gesto gratuito consolida l’operato umano, invece di dissolverlo. Agisci anche con noi come in principio, quando la polvere è stata raccolta dalle mani amorevoli del Creatore e, grazie al suo respiro, è diventata un essere vivente. Allora sapremo riconoscere che la terra non è in balia del caos o dell’avversario, ma sotto lo sguardo vigile di un re che lo governa con amorevole giustizia… allora anche le opere delle nostre mani fragili saranno meno precarie e, nel giardino, a noi affidato, potrà rifiorire la vita buona.