venerdì 13 marzo 2026

da Rocca del 15/02/2026

Zuppi: dall’età della forza alla pace

di Tonio Dell’Olio


Nei passaggi iniziali della prolusione al Consiglio permanente della Dei del 26 gennaio 2026, il cardinale Matteo Maria Zuppi ha citato Giorgio La Pira dicendo che quella che viviamo è “l’età della forza”. Il mondo è, infatti, segnato da un’incertezza profonda - ha detto -, che suscita un senso di instabilità. Questa non fornisce sicurezze, certezze e ordine, come si potrebbe credere, anzi! La forza, ancora di più se incredibilmente irride il diritto e i processi internazionali così faticosamente conquistati nei decenni passati, crea solo instabilità pericolosa a tutti i livelli e costringe a rinunciare alla via indispensabile del dialogo, del multilateralismo, del pensarsi insieme”. Una lettura lucida e insieme inquieta del tempo presente, che intreccia analisi geopolitica, riflessione sociale e appello etico. Davvero siamo in una fase storica in cui la logica del potere e della violenza tende a prevalere su quella del diritto, del dialogo e della cooperazione. Le guerre in corso e il riarmo globale non sono solo eventi militari, ma il segno di una più profonda crisi culturale, in cui la vita umana appare sempre più fragile e meno tutelata "dal suo inizio alla sua fine”. Zuppi ha parlato di un clima segnato da paura, aggressività e disprezzo dell'altro, che si riflette tanto nelle relazioni internazionali quanto nei rapporti quotidiani tra persone e comunità. E ha citato un passaggio importante del discorso di papa Leone XIV al Corpo diplomatico: “Preoccupa la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra  è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando… Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé… ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo Stato di diritto, che è alla base che ogni pacifica convivenza civile”. Ma è proprio in questo contesto che la pace non si presenta come un’utopia astratta o come semplice assenza di conflitti, ma piuttosto come un progetto concreto e quotidiano. Ogni comunità, secondo Zuppi, è chiamata a diventare una "casa della pace", luogo di prossimità, accoglienza e riconoscimento reciproco. La pace nasce da relazioni reali, dalla capacità di superare le polarizzazioni costruire legami in una società sempre più frammentata. Poi lo sguardo del presidente della CEI si è spostato sull'Italia, descritta come un paese attraversato da fragilità diffuse: solitudine, disagio giovanile, violenze familiari, crisi demografica. Problemi che non possono essere affrontati solo con strumenti repressivi, ma richiedono risposte educative, culturali e relazionali. Infine, la prolusione ha assunto un rilievo esplicitamente politico quando Zuppi ha invitato i cittadini a non disertare il voto in occasione del referendum costituzionale sulla giustizia e a custodire l'equilibrio dei poteri come bene essenziale della vita democratica. La democrazia, suggerisce, non è un dato acquisito ma un processo fragile, che vive solo se sostenuto da responsabilità, consapevolezza e impegno civico. Nel suo insieme, il discorso propone una diagnosi severa ma non rassegnata: al realismo sull’"età della forza” si accompagna la convinzione che la pace, la democrazia e la fraternità restino possibilità reali, affidate però alla qualità delle relazioni e delle scelte quotidiane di ciascuno.