da Rocca del 4 febbraio 2026
Il cammino che chiama
di Massimiliano Filippelli
Ho visto il film “Il mio cammino” di Bill Bennet, autore e regista australiano e devo dire che mi sono commosso! Mi ha colpito il suo desiderio di intraprendere questa avventura così lontana dalla terra d'origine (Australia) e nonostante la sua età non più così giovane.
Il camino lo chiama ma lui non sa perché vuole farlo. Anch'io sono stato sul cammino francese, (quello più frequentato fra i sei percorsi che si possono fare per raggiungere Santiago) e rivedere sullo schermo le varie località, i paesi che precedono l'arrivo e il passaggio iberico, mi ha messo dentro la nostalgia e un desiderio rinnovato di tornare su quelle strade, insieme ai tanti pellegrini che fra le innumerevoli motivazioni sono spinti da una tensione nascosta che si può chiamare la ricerca di una pienezza e/o della felicità per uscire da quella "tranquilla disperazione" come scriveva il filosofo Thoreau, che opprime le nostre esistenze odierne. Il protagonista è caparbio, volitivo, malgrado una caduta che gli procura un piccolo trauma al ginocchio e che rischia di compromettere il suo desiderio di proseguire, non si arrende, sorretto moralmente dai vari compagni di viaggio che incontra. Per mia esperienza la tentazione di tornare indietro, di non farcela durante gli 800 km che ci separano da Santiago è molto forte, per questo le “amabili presenze” che camminano con noi, sono come degli angeli che ci aiutano nelle difficoltà.
Nel film il protagonista incontra altri pellegrini che lo aiutano a proseguire chi, aiutandolo con un piccolo asciugamano tecnico che volge il ginocchio dolente, e che diventa quasi la molla che spinge Bill ad arrivare a Santiago per restituirlo al proprietario, chi camminando con lui. Camminando s’apre cammino per citare il bellissimo verso del poeta andaluso, Antonio Machado, così Bill spinto da quella energia che si respira sul tragitto e guidato dalle frecce gialle, arriva nei pressi di "Praza do Obradoiro” la piazza principale del centro di Santiago deCompostela. Durante il percorso Bill incontra una giovane donna oppressa da un senso di colpa per la morte di un suo amante, e nella conversazione che tiene con lei per lenire la sua angoscia le dice che gli 800 km sono come una immensa cattedrale dove ad ogni sosta ci sono dei confessionali in cui ognuno che porta un fardello dalla sua città di provenienza può lasciarlo ad un altro. Mi viene in mente la pietra che il pellegrino abbandona sulla piccola montagnola ai piedi della “Cruz de Ferro”, uno dei luoghi importanti del cammino a pochi chilometri da Foncebadòn e quasi 250 da Santiago de Compostela. Ci sono due film che a mio parere meritano di essere visti per il loro valore e interesse culturale: “La Via Lattea” di Luis Bunuel del 1969, una dissacrante e colta rassegna storica dei vari dogmi di fede, durante il pellegrinaggio che due vagabondi fanno per recarsi al santuario di Santiago de Compostela. Fra incontri, racconti, rievocazioni, apparizioni e altri espedienti narrativi, il loro diventa un viaggio attraverso venti secoli di cristianesimo. Il regista spagnolo da surrealista mai pentito critica il formalismo della religione, la falsa pietà piccolo borghese, ma dentro una genuina ricerca spirituale, una domanda aperta verso il mistero.
L'altro film sul cammino è di Emilio Estevez, scrittore-regista che dirige suo padre, l'attore Martin Sheen, nella pellicola emozionante e dalla colonna sonora molto suggestiva: "Il cammino per Santiago”. Il film parla di un padre, Tom, medico americano che si reca in Spagna per recuperare il corpo del figlio, ucciso durante una bufera sui Pirenei, mentre percorreva a piedi il cammino di Santiago de Compostela. Con lo zaino del figlio in spalla, Tom percorre gli 800 km fino a Santiago e cambia il suo modo di guardare la vita:
"La vita che viviamo e quella che scegliamo di vivere".
Per concludere consiglio la visione di questo film per la sua autenticità, la mancanza di retorica e la bellezza dei luoghi rappresentati senza dimenticare che il cammino di Santiago (la via francese) è stato riconosciuto patrimonio dell'umanità dall’Unesco.