da Tempi di Fraternità di febbraio 2026
Hanno scritto…
di Giorgio Bianchi
Duccio Demetrio, nato a Milano nel 1945, è uno dei più importanti filosofi e pedagogisti italiani. Le sue ricerche promuovono la scrittura di sé stessi, sia per lo sviluppo del pensiero interiore e auto analitico, sia come pratica filosofica. Già professore ordinario di filosofia dell'educazione e di teorie e pratiche della narrazione all’Università degli Studi di Milano Bicocca, è ora direttore scientifico del Centro Nazionale Ricerche e studi autobiografici della libera università dell'Autobiografia di Anghiari da lui fondata nel 1998 insieme a Saverio Tutino e di “Accademia del silenzio”.
Riportiamo alcune frasi tratte da due suoi libri.
Green autobiography - La natura è un racconto interiore - Edizione Booksalad.
A volte il passato ci è così oscuro come se dovessimo ancora viverlo. Mettersi alla sua ricerca è un atto in grado di trasformarlo e di riscoprirlo, quasi si trattasse di un sorprendente futuro. (pag. 10)
Che cosa è il sacro? Tutto ciò che sfugge alla comprensione definitiva, tutto ciò che non ci consente di rispondere con certezza alle nostre ripetute domande, tutto ciò che alcuni continuano ad interrogare sapendo che non potrà mai esserci una risposta definitiva. Che cosa dunque più della Terra a cui apparteniamo può dirsi sacro? (pag. 80)
Ci sono autunni della vita individuale desolanti e attraversati dai rimpianti, dai rimorsi e dalle cose non fatte. Una filosofia della vita in grado di darci un pò di serenità è questa: dimostrare a noi stessi e agli altri che i giochi non sono mai del tutto conclusi. Sui sentieri del nostro cammino morale, in ognuno di noi c’è sempre ancora qualcosa da fare e da raggiungere. (pag. 222)
La religiosità della terra - Una fede civile per la cura del mondo - Raffaello Cortina Editore.
Mostrare un atteggiamento di religiosità verso la terra, è prima di tutto sentirla, viverla, ascoltarla, includendosi in essa con empatia. Empatia è imbattersi con il mistero dell'essere, nella più disarmata disponibilità a mettere tra parentesi i nostri istinti al possesso, alla proprietà, al dominio più gratuito, arbitrario e incivile. (pag. 135)
La religiosità, non la religione, è una vocazione empatica che precede ogni dogma, ogni educazione confessionale, ogni liturgia. La scopriamo senza sapere di che si tratti, si radica nel nostro inconscio poiché ne fa già parte. (pag. 138)
La religiosità risiede per esempio, in quella capacità di cercare nelle cose e negli eventi, un significato che va oltre, che supera la realtà visibile. Una specie di intuizione che fa percepire la presenza di un mistero che rimanda ad una entità superiore e assoluta. (pag. 144)
Se non riusciamo più a meravigliarci di nulla è perché non facciamo un gesto per riavvicinarci alle cose con stupore. Ogni cosa, se intendiamo riscoprirla, contiene una fonte di stupefazione.(pag. 189)