Curzio Maltese su Repubblica del 1° maggio scrive alcune righe penetranti che qui riporto.
Le parole di Veronica Lario hanno aperto una breccia nel muro dell'immagine costruita intorno al potere. Per l'ultima volta, proviamo a guardare dentro e a guardarci da fiori.
Che paese stiamo diventando? Siamo un paese dove è considerato normale che il premier scelga veline, ballerine, presentatrici o comunque presunte sue conquiste per fare il ministro, il sottosegretario, il parlamentare italiano o europeo, un paese dove ragazze 18enni nemmeno parenti chiamano "papi" il presidente del Consiglio, dove padri di aspiranti candidate si danno fuoco davanti a Palazzo Grazioli. In qualsiasi democrazia (e perfino sotto molte dittature) questo modo di selezione della classe dirigente, solleverebbe ondate d'indignazione popolare e magari di semplice schifo. E qui è invece tutto un ammiccare complice, di uomini e donne.
La sesta o settima potenza industriale sembra felice di essere rappresentata da un premier che, essendo il più anziano in carica ai vertici internazionali, in quindici anni non ha mai pronunciato un discorso politico decente e viene ricordato all'estero soltanto per gaffe, scherzi, corna, battutacce da vecchio macho, regali da sceicco, vanterie sessuali, e per aver detto kapò, Kakà, cucù.