Signore,
a lungo ho creduto che il problema fosse salire.
Ho pensato che elevarsi a mete spirituali più alte
richiedesse impegno, fatica, disciplina.
E in effetti è così.
Per coltivare la mia fede
ancora non mi basta il tempo per meditare,
una santa solitudine per pregare e intercedere,
una serenità e una pace per lodarti
ammirando le bellezze del creato.
Ma poi, Signore,
mi sono reso conto che compito assai più arduo
è la discesa.
Scendere a valle dopo essere stati in vetta.
Seguire gli itinerari faticosi
della liberazione degli oppressi;
Visitare il povero nel suo tugurio;
Compromettersi nelle difficili scelte della politica;
Accettare di esporsi per dar voce a chi non ne ha.
Tu, Signore, puoi capirmi,
perché in Cristo ti sei rivelato l'Iddio della discesa.
L'Iddio di rischiosi sconfinamenti.
L'Iddio che non teme la vulnerabilità dell'amore.
In Cristo, tu mi ripeti di non aver paura.
Tengo accesa la torcia della fede
mentre scendo negli scantinati dell'esistenza.
Concedimi, Signore, di abbandonarmi a Te,
sapendo che l'angolo più nascosto delle tenebre umane,
anche quello segnato dalla morte patita
con inutile dolore,
tu l'hai abitato, l'hai illuminato
l'hai redento.
M.A. (da Riforma del 1° maggio)