mercoledì 15 luglio 2009

VENITE IN DISPARTE E RIPOSATEVI

Commento alla lettura biblica - domenica 19 luglio 2009
30 Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. 31 Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. 32 Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
33 Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. 34 Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. (Mc 6, 30-34)
 
Si legge questa pagina con le lacrime agli occhi. L'ho riletta almeno dieci volte e il testo greco, con le sue sfumature, svela un tesoro di umanità, di tenerezza. Domenica scorsa abbiamo meditato Marco 6, 7-13 in cui i dodici tentano di vivere, su sollecitazione di Gesù, un primo esperimento di azioni liberatrici e sanatrici.
"Andate e prendetevi cura degli ultimi", ha detto loro il maestro. Ce l'hanno messa tutta e possiamo pensare che siano ritornati da Gesù con uno zainetto stracolmo di emozioni, di "successi" e di "insuccessi". E poi tanta e tanta fatica come sa bene chi svolge un ministero itinerante e vuole prendersi cura, incontrare in profondità le persone e non ridursi a fare il funzionario viaggiante. Gesù, con quel cuore grande che a stento gli stava nel petto, li raduna presso di sè, ascolta "tutto quanto avevano fatto e quanto avevano insegnato" (v. 30). Li guarda negli occhi e legge la loro stanchezza, il loro bisogno di metabolizzare interiormente, il loro stordimento. Come un maestro che sa quanto è faticoso crescere e quanto occorra maturare a piccoli passi, li invita caldamente: "Venite voi stessi in disparte, in un luogo deserto, e riposatevi un po'" (v. 31). I dodici apprezzano questa squisita e tenera attenzione del loro maestro. Non se lo fanno dire due volte e partono in barca "verso un luogo deserto, in disparte" (v. 32). Lì pensano di poter "rileggere" la matassa di quella operosa giornata nella pace ristoratrice attorno al loro maestro. Il vangelo, negli ultimi versetti, ci dice che le cose andarono diversamente e furono di nuovo circondati da un mare di folla. Ma l'insegnamento di Gesù sul bisogno dello spazio del riposo, del "disparte", del "luogo isolato" resta ben presente al centro di questi versetti. Gesù vuole che i suoi discepoli, chiamati ad un grande impegno, siano e restino sempre umani.
 
Lasciamoci interpellare
Questa volta probabilmente il vangelo punta il dito proprio verso di me prima ancora che verso di te, caro lettore e cara lettrice. Mi sento molto "rimproverato" e soprattutto molto sollecitato ad una profonda revisione di vita. Alla mia bella età (verso i 71), non ho ancora preso sufficientemente sul serio questo dolce e fondamentale invito di Gesù a trovare, anche materialmente, più tempo per riposare, per stare in disparte, per dedicare agli amici, per uscire dallo stress dell'impegno quotidiano, di un lavoro che, "se non lasci cadere la zappa", non molla mai.
Se penso che anche quest'anno, dopo un fermo proposito, non ho fatto le ferie e per un motivo o per l'altro sono rimasto al lavoro, non posso certo metterlo sul conto della virtù. Ovviamente, chi, come molti di noi e come il sottoscritto, deve continuare a lavorare per pagare le bollette, l'affitto, internet, i denti, gli occhiali, i libri... trova poi sempre un motivo in più per non darsi uno stile di vita più riposante, più lento.
Penso spesso a chi, meno fortunato di me e della maggioranza di noi, un "posto tranquillo in disparte" non lo può nemmeno immaginare. Badanti, stranieri, senza tetto, sofferenti psichici, disoccupati, immigrati, donne schiave del mercato delle prostituzione, ragazzi/e di strada.... dove trovano in questa società fallimentare e in decomposizione un "posto tranquillo" per ritrovare se stessi?
Usciamo da un G8 pieno di parole in cui, tra tanti venditori di fumo e qualche anfitrione, è risuonata alta e precisa la voce del profeta Barack Obama. L'Africa ce la può fare, da protagonista, aiutata ma non sottomessa e dipendente.
 
Come gli antichi profeti
Il profeta Barack lo ha ricordato alla sua terra, ma ciascuno di noi deve e può ricordarlo a se stesso, a partire dal rinnovamento della propria vita quotidiana. Ritirarsi in disparte e riposarsi, nel contesto di questo orizzonte di rinascita politica, culturale e spirituale, può significare per noi ritrovare l'essenziale della nostra esistenza, la terra dei nostri sogni, la nostra realtà creaturale, la nostra gratitudine per il Dio della vita, rinvigorire le radici del nostro alberello, riattingere più in profondità alle sorgenti dell'amore fatto di accoglienza, di cura e di condivisione. Nel "deserto" sentiamo di più il fruscio del vento di Dio, i palpiti del nostro cuore, i bisogni e i ritmi della nostra corporeità, la meraviglia per il nuovo mondo che, nonostante tutto, sta nascendo dai "sotterranei della storia", dalla profezia delle donne e degli stranieri, dal grido della terra ferita, dallo spumeggiare del mare che rifiuta di diventare un cimitero o una immensa pattumiera. Forse è proprio soprattutto dentro la nostra vita quotidiana che dobbiamo uscire dal rumore, dalla confusione, dall'iperattività per capire cosa abbiamo nel cuore. Del resto il Libro dell'Esodo ci ricorda che nel cammino di liberazione non ci sono scorciatoie: "Dio guidò il popolo per la strada del deserto" ( Esodo 13-18). Scrive la teologa Irene Dias de Oliveira su Adista del 4 luglio: "Andare nel deserto significa attraversare la frontiera, andare oltre, percepire nuovi orizzonti e sentire nel silenzio che una nuova realtà sta sorgendo e che un nuovo mondo è possibile. E' necessario fare la differenza, è necessario separarsi dal tumulto, dal caos, dal non senso, dall'indifferenza...".
 
Silenzio e profondità
Un'altra voce profetica del nostro tempo, Moni Ovadia, ha scritto recentemente che dobbiamo stare "attenti agli ometti", gente priva di statura morale e di intelligenza, eppure tanto pericolosi:
Dai loro sguardi non trasmare mai un baglio di humor, di autoironia o di grazia, perchè sono corrotti da furori di disprezzo e di odio contro il nemico extracomunitario dalla pelIe scura ,contro gli omosessuali, i rom e i sinti o comunque diversi dagli schemi miseri ed ottusi con cui classificano l'umanità in: "noialtri e quelli lì!" Le idee che propugnano sono la versione aggiornata telemediaticamente della retorica nazionalista, fascista e razzista, roba vecchia che sa di carogna. Ma non vanno sottovalutati, sono pericolosi perchè il carburante della loro azione politica è la paura dei soggetti più fragili socialmente, quelli colpiti dalla crisi. La ragione del loro successo elettorale trae origine anche dal crollo vertiginoso della capacità critica di vasti strati della popolazione inebetita da quattro lustri di lavaggio del cervello televisivo".
Ecco una indicazione preziosa: ci si difende dalla volgarità, dal qualunquismo, dall'imbecillità in tanti modi, ma la capacità di "fare silenzio" risveglia in noi i sentimenti più genuini e ci rende capaci di senso critico. Ce n'è un bisogno immenso nel mondo, nella chiesa, nelle relazioni quotidiane. Dunque, Gesù ci chiama a reinventare il nostro stile di vita. Anche questo, proprio questo, è parte essenziale della nostra "sequela" di Gesù, se non vogliamo diventare persone superficiali, cittadini/e menati per il naso, credenti eternamente minorenni.
 
 
 ••