mercoledì 7 ottobre 2009

QUALE FUTURO PER LE NOSTRE COMUNITA'?

Questo è un mio piccolo contributo per il collegamento seminariale nazionale di Tirrenia.

L'aspetto che ritengo più costruttivo e vitale dell'esperienza delle comunità cristiane di base italiane è il loro esistere come "laboratorio di contemporaneità". Con questa espressione intendo quella pratica di sintonia con le ricerche di vita, di fede e di liberazione in atto nel nostro presente: un amore critico e costruttivo di questo nostro tempo. Questo, almeno, è stato il cemento e il cimento nel corso di questi 40 anni. Le comunità hanno tentato di tenere le finestre aperte ai venti della storia, delle scienze, dei movimenti, alle voci delle donne e degli uomini, alle loro elaborazioni, ai loro percorsi.

Ecco perché ciascuno/a di noi si sente a casa quando partecipa in diversi ambiti della società (cultura, volontariato, amministrazione, politica…) per tenere aperti i sentieri della democrazia e della giustizia. Ogni lotta per i diritti, per la giustizia e la solidarietà viene da noi avvertita, pur nella pochezza delle nostre forze comunitarie e personali, come la terra dei nostri cuori, la nostra patria. Questa fedeltà al presente non è cosa di poco conto, sempre confrontati/e tra Scilla e Cariddi, tra la tentazione della nostalgia e la fuga nelle praterie del sogno.

A me pare che l'attuale "crisi religiosa" rappresenti per la nostra ricerca di fede una stagione straordinariamente ricca di stimoli, di opportunità, di rinnovamento: un vero Kairòs. Nuove elaborazioni antropologiche, bibliche, storiche, ermeneutiche e teologiche(Salas, Lenaers, Tamez, Dagens)arricchiscono gli spazi della ricerca ed intercettano in profondità le domande e incontrano le ricerche di molte donne e di molti uomini. La lettura della Bibbia in questo contesto trova e crea risonanze nuove e genera gioiose ed "inquietanti" ebollizioni di umanità. E' una constatazione che mi viene sempre più chiara e frequente con le persone con le quali leggo le Scritture nei luoghi e nei contesti più diversi.

La lettura "attrezzata" di fede delle Scritture è sempre più provocatoria, stimolante, abbatte muri, apre orizzonti, semina fiducia, pone domande, genera interrogativi, educa alla speranza, riconcilia con le gioie e i piaceri della vita, fa scoprire il sorriso di Dio, suscita dubbi, accompagna il cammino, lacera e frantuma le nostre certezze, ci pone in un corpo a corpo con Dio come Giacobbe, autorizza la "bestemmia" di Geremia e di Giobbe, ci aiuta a stare nel quotidiano, a diventare credenti adulti…

La dimensione precaria e modesta delle nostre realtà comunitarie costituisce un problema relativo se noi riusciamo a praticare le "pontalità", se funzionano i ponti, i canali della comunicazione di andata e ritorno con le realtà più disparate, con spirito di ascolto, di ospitalità, di scambio. Mi sembra di poter dire, sempre dal mio angolo di osservazione che la nostra proposta teologica e culturale oggi è valorizzata in ambiti ben più vasti delle nostre piccole realtà comunitarie. Esiste, a mio avviso, una ricerca di confronto su Dio, Gesù, la fede che forse potremmo intercettare ancora meglio.

Resta per me centrale il compito e l'interrogativo sul come alimentare culturalmente, politicamente e biblicamente le passioni che ci hanno caratterizzato in questi 40 anni, come nutrire la nostra fede personale e comunitaria. Qui, ovviamente, ogni comunità sceglie le sue strade. Qui sono utili e normali scelte e decisioni diverse anche all'interno della chiesa di base. Possiamo lasciarci liberi, gioiosamente liberi, di compiere scelte diverse per servire meglio la testimonianza del Vangelo nel rispetto della "vocazione" di ciascuno/a di noi nel cammino comunitario.