CHI APRE E CHI CHIUDE IL CIELO
(Luca 3, 15-22)
Quando parliamo del battesimo di Gesù dobbiamo fare chiarezza, cioè non possiamo pensare ai tanti battesimi che vengono amministrati, quasi sempre a dei neonati, nelle nostre parrocchie. Scrive a ragione don Vittorio Mencucci su Adista del 26 dicembre scorso: “Chi vive a contatto con la gente nella vita pastorale si rende conto che il battesimo è una “cerimonia” bella, che si deve fare, come è usanza nelle famiglie di tradizione cristiana, altrimenti ci si sentirebbe in colpa. Difficilmente si pensa ad una scelta di senso da dare alla vita e di fatto viviamo come non ci fosse mai stata”. Poi c’è il rinfresco, spesso il pranzo in ristorante e, in molte occasioni, non mancano le bomboniere. Il tutto avviene tra flash, fotografi d’occasione, dolcetti e salatini e brindisi vari. Si tratta ormai di un rito civile, un’occasione in cui la famiglia “perbene” da’ buona mostra di sé. E così il parroco, chiudendo un occhio e anche l’altro sul fatto che il battesimo esige una scelta di fede, annota diligentemente sul registro parrocchiale il giorno e il nome, i padrini…..con tanto di timbro ufficiale. Che razza di nuovo cristiano/a……
PER GESU’
Come la pagina evangelica ci documenta, per Gesù il battesimo, un rito comune a molte tradizioni antiche, fu un evento di fede profondamente inserito nel suo cammino personale e adulto della ricerca della volontà di Dio.
Egli, negli anni di Nazaret incontrò la persona, la testimonianza di vita e il messaggio di un certo Giovanni, detto il Battista, profeta itinerante e predicatore infuocato. Alla “scuola” del Battista il nazareno approfondì il senso della sua esistenza e della sua missione; anzi maturò nuovi orizzonti e sentì crescere nel suo cuore il desiderio vivissimo di portare al popolo l’annuncio che aveva avuto tanta risonanza per lui. Imprigionato il Battista, diventerà predicatore del regno di Dio, come per proseguire l’opera di Giovanni. Ma è estremamente significativo interrogarci su questi anni giovanili di Gesù, sulla sua maturazione di fede a partire dall’educazione di una famiglia tradizionale ebraica.
Consapevole di avere, come ogni creatura umana, il bisogno di crescere, di vedere più chiaro che cosa fare della propria vita, di superare paure ed egoismi, di convertirsi ogni giorno nell’adorazione di Dio e nell’amore dei più deboli, possiamo pensare che l’incontro con il Battista sia stato per lui sconvolgente e determinante.
La sua decisione di farsi battezzare nel Giordano e di prendere la strada del Battista non piacque per nulla alla sua famiglia che lo ritenne pazzo ( Marco 3) e cercò di distoglierlo da una scelta che lo metteva in pericolo. Fu impossibile fermarlo. Gesù, in qualche modo distanziandosi anche dal suo maestro, sempre più attento alle sofferenze del suo popolo, volle testimoniare che l’azione di Dio e il Suo regno erano già operanti nell’oggi. Irremovibile, amico dichiarato delle persone negate, pieno di fiducia in Dio, parte e lascia la sua famiglia cercando chi voglia coinvolgersi in questa impresa nelle strade della Palestina a favore delle pecore perdute. Gesù aveva piena consapevolezza, maturata nella preghiera assidua, che non stava giocando all’eroe, ma semplicemente accoglieva la proposta che Dio aveva fatto lentamente emergere in lui.
Detto per inciso, anch’io ho fatto molta fatica (nello studio, nella preghiera, nel confronto) ad archiviare il Cristo dogmatizzato, divinizzato, imbalsamato che aveva tutto chiaro in forza di una relazione quasi telefonica con Dio. Si tratta di entrare in sintonia e di mettersi alla sequela di questo Gesù, appassionato adoratore di Dio e umile ricercatore della Sua volontà dentro la vita quotidiana.
LA VOCE DAL CIELO
In questo contesto storico le immagini dei versetti 21 e 22 si illuminano. I cieli che si aprono, il soffio divino che scende e la voce che risuona sono metafore piene di incanto e di efficacia per esprimere ciò che è maturato nell’interiorità di Gesù.
Egli scopre l’orizzonte nel quale muoversi e riconosce in questa scelta il compito che Dio gli assegna. Non si tratta di una sua fantasia, ma di rispondere alla chiamata di Dio.
E NOI ?
Mi ha sempre di più coinvolto la figura di questo Gesù tutto proteso alla ricerca del progetto di Dio. Questa è la fecondità della nostra piccola vita quotidiana. In essa, come fu per Gesù, ciascuno e ciascuna di noi può trovare le tracce per scoprire il senso da dare alla propria esistenza. Nelle mie inquietudini, nei miei dubbi, nel mio cuore tardo a capire e a convertirsi, nelle mie gioie e nelle mie fatiche lo avverto come un precursore, un reale compagno di viaggio.
Così pure l’immagine del cielo aperto ha continuato e continua ad ispirare la mia vita.Nei momenti in cui non riuscivo a cucire il pranzo con la cena o mi sembrava che davanti a me non ci fosse prospettiva o quando nell’oggi la fatica è tanta e la strada richiede continue energie, sentire il cielo aperto per me è stata una sorgente di fiducia.
Spesso le chiese cristiane pretendono di chiudere il cielo sulle persone meno fortunate oppure meno allineate al pensiero dominante. Gesù ha compiuto il percorso contrario: ha annunciato che il cielo è aperto sempre e per tutti, a partire da chi vive nell’emarginazione e nel vasto mondo della sofferenza. Costituisce un invito straordinariamente efficace contro chi vorrebbe mettere sulle spalle la croce del destino e dell’infelicità.
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