venerdì 1 ottobre 2010

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA

[5]Gli apostoli dissero al Signore: [6]"Aumenta la nostra fede!". Il Signore rispose: "Se aveste fede quanto un

granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.

Servire con umiltà

[7]Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti

a tavola? [8]Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e

bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? [9]Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini

ricevuti? [10]Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo

fatto quanto dovevamo fare".( Luca 17,5-10)

 

                             SEMPLICEMENTE  OPERAI E SERVI

 

Il brano registra un cambiamento di scena: Gesù si rivolge con un messaggio diretto agli “apostoli” che lo interpellano forse perché l’insegnamento sulla cura dei più deboli e sul perdono reciproco era parso loro troppo duro ed esigente.

La richiesta  degli apostoli (che qui sta per discepoli) è quindi ben fondata e motivata: se vuoi che prendiamo sul serio le tue proposte di vita, aiutaci ad aumentare la nostra fede. Gesù non perde l’occasione per richiamare i discepoli e le discepole all’essenziale. Non si tratta di costruire una personalità eroica, una volontà infrangibile, una virtù eccezionale. La strada è un’altra: occorre sempre di più affidarci a Dio, attingere forza e amore da Lui. Solo allora, con una immagine paradossale che appartiene alla retorica della esagerazione, una fede come un granello di senape basterebbe per sradicare e piantare nel mare il gelso che farebbe trasloco senza opporre resistenza al vostro ordine..Matteo e Marco parlano addirittura di un monte…Che Luca parli di un sicomoro (una specie di gelso) invece di una montagna, come in Matteo e in Marco, non modifica in alcun modo la sostanza del messaggio: la fede si affida a Dio  ed è Dio che apre il ventaglio di nuove possibilità nella vita dei discepoli.

L’arte di Gesù consiste proprio in questo ricondurci alla radice della nostra fede per aiutarci a trovare la fiducia davanti alle difficoltà e darci coraggio nel tentare strade nuove. Se la vita di fede è una casa, occorre avere fondamenta e non solo verniciare i muri. Una fede matura e adulta deve sempre di più curare le radici.

 

Servi inutili”

La seconda parte del brano che leggiamo oggi è occupata dalla parabola del servo che torna dalla campagna. Essa è la eco, quasi il “quadro”, di ciò che avveniva nella società ai tempi di Gesù. Essa non costituisce l’approvazione di

Gesù di quel genere di relazione tra padrone e servi, ma la “punta” del messaggio sta nel fatto che quel contadino, dentro il suo contesto culturale, non mena vanto ed è consapevole di compiere soltanto il suo dovere, quello che gli compete. Sarebbe inconcepibile che il padrone si mettesse a servire il contadino….Luca con la parabola, mediante questo spunto paradossale, polemizza e bacchetta, avendo davanti a sé la comunità del suo tempo, quei fratelli che cominciavano ad alzare la cresta, a pretendere posti e ricompense per il loro impegno. Non era ancora nata l’idea della “carriera ecclesiastica,” ovviamente, ma il cuore degli uomini e delle donne è sempre fin troppo accogliente verso i fumi dell’orgoglio, la voglia di supremazia o di privilegi o lo spirito di casta.

Essere servi “buoni a nulla” è una bella mazzata anche per ciascuno e ciascuna di noi.

Non significa affatto degradarci ad esseri miserevoli, ma aiutarci a situarci nella dimensione creaturale e a contrastare le nostre umane voglie di prevalenza. Si tratta di una lezione che conserva intatta tutta la sua validità anche oggi a tutti i livelli della società e delle chiese.

Quando troppo si usa la parola servi e servizio, bisogna alzare il livello di guardia.  Sovente al vertice di una carriera ecclesiastica ti trovi “il servo dei servi di Dio” e la realtà contraddice vistosamente le parole di stridente retorica.

 

O Dio,

aiutaci a rimanere semplicemente operai della vigna, con umiltà e disponibilità.

Aiutaci a non porci né sopra né sotto i nostri fratelli e le nostre sorelle, a non cercare di “piazzarci” per farci un nome, una carriera, una fortuna, ma a restare tutta la vita operai e servi del Tuo regno, figli e figlie felici di lavorare per un mondo più giusto ed una comunità più povera e solidale. E ancora: liberaci dai nostri deliri di onnipotenza, dall’illusione di essere necessari, indispensabili, insostituibili e nello stesso tempo dall’angoscia dell’impotenza per vivere ogni giorno sicuri del Tuo amore e del Tuo abbraccio.