lunedì 11 ottobre 2010

DISABILI GRAVI

 Storie infinite a partire dalla Regione Lazio:

“«Ora me lo fanno morire piano piano», Antonietta è distrutta e nelle sue condizioni ci sono circa altre 260 famiglie di disabili gravi e che saranno costrette a rivolgersi ai disabili d’ora in poi perché il pubblico non garantisce più le prestazioni essenziali. Tutte vivono nel comprensorio della Asl Roma B. perché questa è un’assurda storia di tagli che comincia alla Regione Lazio in epoca Marrazzo (il deputato del Pd Ileana Argentin, allora delegato sindaco all’handicap si batté in prima linea per evitarli), incrocia lo scandalo di Lady Asl, subisce ulteriori e pesanti decurtazioni con l’insediamento della giunta Polverini, e infine si conclude con il colpo mortale infertole dal nuovo meccanismo di calcolo delle prestazioni adottato dalla Asl Roma B. «che ha agito senza riferimenti normativi e alla quale faremo causa», chiosa Elso Colagrossi, presidente del centro di riabilitazione Didasco. Perché a farne le spese sono proprio i centri di riabilitazione, le cooperative sociali, che non possono più trattare i disabili gravi, -altrimenti ci rimettono-. In pratica la Regione con le ultime delibere ha decurtato del 20% circa la capacità riabilitativa delle cooperative sociali, a fronte di un numero aumentato di pazienti. E la situazione peggiora enormemente per quei centri che sono soggetti all’amministrazione dell’Asl Roma B. «Noi – continua Colagrossi – siamo riusciti a non licenziare nessuno ma abbiamo dovuto fare la solidarietà, cioè ci siamo ridotti gli stipendi». «Continuiamo ad assistere i pazienti lievi che hanno bisogno di assistenza per poche ore al giorno con qualità». E per i gravi e le loro famiglie? Colagrossi allarga le braccia. «È indubbio che i tagli che si sono accumulati negli ultimi anni più il sistema di calcolo dell’Asl Roma B provocano lo slittamento verso il sistema privato».

   «La mia disperazione non la posso descrivere», dice Antonietta che calcola «un privato si prende 40 euro a terapia e mio figlio ha bisogno di logopedista, psicologa, fisioterapista per tutta la vita, come devo fare?». Intanto cerca di organizzargli le giornate senza attività, «perché io non lo mollo, io e mio figlio siamo un corpo e un’anima, una cosa sola». (L’Unità, 7 ottobre)