venerdì 10 dicembre 2010

LA PAURA DELL'INTELLIGENZA

“Il danno che noi soffriamo è tutto qui: nella mancanza di uomini di pensiero, ossia di uomini che hanno abituato il proprio cervello a una attività per lo meno eguale a quella degli altri organi.

Siamo stati in balìa invece degli uomini che vivevano più con i muscoli e con la pancia, e i risultati li vediamo.

Abbiamo traversato un’orgia di energia, che per maggior effetto era chiamata dinamismo, e i risultati li vediamo. Abbiamo assistito alla carenza della critica, e i risultati li vediamo. L’intelligenza è stata considerata come una forma sterile, nociva alla salute della nazione, gli intelligenti sono stati additati come i nemici della patria, e i risultati li vediamo.

L’autorità odia l’intelligenza, perché nell’intelligenza sente l’avversario che presto o tardi lo vincerà. L’autorità osteggia l’intelligenza per istinto di conservazione: ma è profondamente triste che questo odio e questa ostilità siano ribadite dai cultori stessi dell’intelligenza; è profondamente doloroso questo tradimento all’intelligenza, da parte di chi dell’intelligenza ha fatto la sua principale ragione di vita”.

(Alberto Savinio, Difesa dell’intelligenza, 1943)