1) Le Scritture non possono essere lette per estrarre regole comportamentali rigide ed universali. Esse delineano un orizzonte di amore alla vita propria e altrui.. I profeti e Gesù hanno vissuto una intensa e quotidiana pratica di attenzione ai "corpi sofferenti" e alle persone emarginate. Prenderci cura di noi è argomento centrale di libri come i Proverbi, Siracide e Qohelet nei quali figurano a centinaia consigli su lavoro, riposo, alimentazione, l'uso del vino, le malattie... Insomma c'è un messaggio che è un invito alla cura di noi e degli altri dentro l'esistenza quotidiana.
2) Si, una fede consapevole è certamente un buon motore di cambiamento anche rispetto ai comportamenti sessuali. Ma la religione oggi diffusa come religione civile spesso incide poco nei comportamenti sessuali. Una fede adulta invita a vivere la propria sessualità dentro una relazione connotata di sentimenti, di emozioni e di rispetto, fuori da ogni imposizione o violenza.
Va da sé che un tale credente tutela se stesso /a e qualunque partner da rischi di contagio o da maternità-paternità indesiderate. Ma tutto questo avviene all'interno di un processo di maturazione personale in cui si assume l'impegno e si assapora la gioia di essere responsabili delle proprie azioni. Il bene personale e la felicità altrui viaggiano allora di pari passo.
3) Le gerarchie cattoliche, a mio avviso, incidono molto nella nostra vita a livello politico e culturale mediante l'inciucio Berlusconi -Bertone e mille altre "sporche alleanze" di potere, ma solo i più bigotti seguono le indicazioni sui comportamenti sessuali. I nostri missionari in Africa da una mano porgono la Bibbia, dall'altra distribuiscono preservativi. Si può essere casti vivendo bene la propria sessualità. I vescovi vogliono invece l'astinenza che è la negazione della relazione in tutte le sue positive valenze anche sessuali. In ogni caso la gerarchia cattolica in passato, e forse ancora oggi, ragiona su principi astratti e con una cultura sessuofobica e in questo campo ha "seminato" una educazione che ha prodotto tanti guai e favorito anche i contagi.
4) Non sono in grado di conoscere in modo napprofondito le situazioni dei popoli africani ai quali la sua domanda allude né il parere degli analisti da Lei citati, ma ritengo che senza un lavoro di prevenzione e di informazione non si raggiungano risultati veri e diffusi. In ogni caso, ritengo che questi vissuti vadano affrontati con l'apporto determinante della sanità pubblica, laica, garantita a tutti, senza deleghe alle istituzioni religiose, spesso schiave di un fondamentalismo etico forsennato. Si pensi quanta ignoranza e quanta arroganza dimostrano le gerarchie cattoliche riguardo al vissuto omosessuale, transessuale, alla procreazione assistita, all'aborto, al fine vita. Oggi, credenti e non credenti abbiamo altre agenzie di riferimento. Chi vive l'esperienza della fede trae da essa la responsabilità di cercare laicamente le vie per difendere e promuovere la vita.
don Franco Barbero