mercoledì 8 dicembre 2010

UNA LETTURA NUTRIENTE



Eva Maio, La terra e il giardino. La nostra casa, Pazzini Editore, Villa Verucchio 2010, pagg. 66, Euro 8. – Tel 0541 – 670132 per riceverlo.
Presentare questo piccolo testo di "rilettura della Genesi" sembrerebbe facile, vista la esigua mole del libro. Invece, siccome ho la gioia e la "grazia" di conoscere un pochino Eva, la sua fede e il suo linguaggio, avverto un senso di paura… il timore di guastare questo "giardino" con le mie parole.
Intanto penso ad Eva, alle sue parole, ai vocaboli scelti con accuratezza (non ricercatezza!), agli aggettivi sistemati con cura, al periodare costruito apposta per invitare alla sosta, alla pausa. Avverto come la eco del cuore di Eva, le scansioni del suo pensare, osservare e parlare. Il mio pensiero corre a quegli "artigiani" che nelle nostre valli costruiscono, con arte impareggiabile, quegli stupendi muri di pietra scegliendo pezzo dopo pezzo: un intreccio, un incastro dove la realtà del muro non sacrifica, non oscura e non cancella "il volto" di ogni singola pietra.
Lo sottolineo perché l'andatura del testo non è irrilevante: riflette un pensare disarmato, penetrante come una pioggia di primavera, capace di aprire davanti a noi la sconfinata prateria del sogno di Dio…
Sì, del sogno incompiuto di Dio ci parla soprattutto Eva. E noi siamo chiamati a lasciarci invadere, penetrare fin nelle midolla da questo Dio sognatore di umanità, dal Suo soffio che alita perché la terra diventi giardino e noi tutti giardinieri con Lui. Anzi, come l'Autrice ci ricorda citando la lettera ai Romani, "partorienti" del mondo nuovo. Ma "l'umano e la sua storia non sono roba improvvisata, ma richiedono un lavoro ed un lavoro con una destinazione. Un lavoro che avviene per gradi" (pag. 12). "Una destinazione percepita come ricevuta in dono e non solo additata dal di fuori. Eppure non del tutto regalata, non pensabile come un pacchetto già confezionato, lì pronto e compiuto. Una destinazione pensata piuttosto come un filo che lega Dio e l'umano, l'umano così com'è con la storia che andrà facendo. Un dono che è un compito, un impegno, ma anche ciò di cui godere veramente come umani" (pag. 13).
Per "vivere al modo del sogno di Ihwh" (pag. 15) ci vuole il Suo soffio che rende possibile il transito dalla terra incolta al giardino.
Mai in queste pagine viene messo tra parentesi il peso della disumanità presente nella nostra umanità… Verso il giardino che Dio ha sognato non ci sono scorciatoie… perché siamo nel territorio che separa l'albero della vita dall'albero della conoscenza. È in questo "territorio" che diventa "cosa buona nutrirsi contemporaneamente dello spirito d'una "umanità sognata" e della considerazione che siamo come siamo" (pag. 37). La figura del mago-tentatore ha una sua funzione: "Proprio per far coesistere questa stratificata memoria di quaglie e di cipolle, di manna e di fango, nel giardino s'è lasciato spazio anche all'insinuatore. È un segno di consapevolezza della complessità umana e d'ogni relazione. E' il segno che quel piccolo popolo, anche nella fede, stava maturando una visione larga, non duale, per nulla banale" (pag. 37).
È dentro questo intrico che bisogna ogni giorno rintracciare qual è la strada che porta all'albero dei viventi. Eva, di tanto in tanto, fa entrare in scena il rabbi Gesù di Nazareth completamente impregnato di sogno e di realtà: accenni densi e stimolanti fuori dalle nebulosità dogmatiche. Gesù ha tenuto davanti ai suoi occhi e ha piantato nel suo cuore il sogno di Dio e così ha creduto nel giardino che giorno dopo giorno possiamo costruire, "nel cammino verso quella compiutezza desiderata perfino per Dio" (pag. 56). Non c'è né tregua né sconto: odio e amore, vendetta e perdono, tenerezza e violenza. Si vive "tra l'uno e l'altro" perché vivere è tanto accogliere un dono quanto scegliere una strada.
I "cherubini", i cartelli indicatori ci sono..: "Un reale complesso dove Dio non sta fuori questa rete di legami, eppure è come ritirato, collocato nello spazio che l'umano decide di offrirgli" (pag. 55). Ho sempre pensato che in questo "ritiro" di Dio si esprima una squisita tenerezza: vuole lasciarci la gioia di essere artefici del giardino e far germogliare nei nostri cuori la meraviglia del Suo sogno e così riconoscere, adoranti, la Sua presenza di un dimesso compagno di viaggio.
Ho finito la lettura di queste pagine calde e poetiche pensando e soprattutto benedicendo Dio che non si rassegna al deserto dei popoli e dei cuori e non ci abbandonerà anche nelle ore più buie. Non ritratta il Suo sogno…
Nello stesso tempo devo riconoscere che non sempre ho vissuto e vivo da buon giardiniere. Mi capita a volte di volere che una rosa fiorisca come un tulipano, un garofano come una margherita… nel perdono, nella tenerezza, nella meraviglia devo stare nel giardino senza spirito di possesso, ma in ascolto del soffio leggero di Dio.
Grazie, cara Eva, di queste pagine straordinariamente stimolanti. Tra il sogno di Dio e la realtà quotidiana si gioca un po' tutta l'avventura della vita. E anche la sua bellezza: un viaggio sempre inedito in cui, senza nulla idolatrare, tutto può diventare trasparenza epifania di un Dio che si nasconde per lasciarci crescere.
                                                Franco Barbero