LA RESPONSABILITA’ DELLA SVOLTA
«In quanto donne e uomini docenti di teologia non possiamo più tacere. Sentiamo la responsabilità di contribuire a un autentico nuovo inizio: il 2011 deve diventare un anno di svolta per la Chiesa».
Lo hanno affermato 143 teologi di lingua tedesca in un memorandum pubblicato sul Suddeutsche Zeitung (v. Adista n. 15/11). Non intendo in questa sede entrare nel merito delle questioni affrontate, ma solo rallegrarmi che qualcuna/o, nella Chiesa, si assuma la “responsabilità” di proporre “una svolta” per rendere l’azione adeguata ai tempi. Mi sta a cuore che i cattolici nella Chiesa si sentano cittadini, non più sudditi, nel Popolo di Dio e si comportino come tali. Essere cittadini significa che ciascuno è chiamato a partecipare alla gestione della comunità ecclesiale a tutti i livelli: secondo le sue competenze e la sensibilità che gli deriva dalla sua collocazione.
Non si partecipa certo ad essa attraverso i convegni o gli scritti di teologi, intellettuali, associazioni e gruppi che riflettono sul modo di annunciare il Vangelo – più spesso si parla di “dottrina cattolica” – nella società. Importanti ma guardano all’esterno. Né penso siano sufficienti gli interventi critici, che anche in Italia non mancano, nei confronti di questa o quella scelta o nomina delle gerarchie ecclesiastiche. Penso piuttosto ad una sinodalità diffusa, a livello locale e nazionale, tutta da costruire, recuperando l’autentico significato della Parola. I Sinodi locali sono oggi ridotti in realtà ad assemblee di preti e laici selezionati dalle Curie.