lunedì 14 marzo 2011

L'ARTISTA

Riporto alcune riflessioni di Vincenzo Cerami comparse su L’Unità del 13 marzo.

L’artista è sempre un bambino, è ricco finché non diventa ricco. La sete di denaro lo uccide. Più il suo conto in banca aumenta più diminuisce il suo talento. Ho conosciuto tanti poeti, straordinari per integrità e naturalezza. Alcuni sono ancora là, nella storia, giocosi e innocenti, creativi fino alla fine dei loro giorni. Ma gran parte di loro li ho visti spegnersi quando hanno cominciato a smaniare per il successo. I soldi, spesso così tanti da non poter essere tutti spesi e goduti, trasformano un artista in un idiota che crede di essere ormai un vate, un messaggero di valori tanto altisonanti quanto insinceri e patetici. Non c’è essere umano più corrotto di un artista che si vende l’anima.

Ma, se ancor prima di pensare ad esprimere il proprio talento, calcola quanto può ricavarci, vuol dire che ha rinunciato a se stesso, si trasforma in un commerciante, volgare perché monetizza l’arte, un dono di Dio.
Il risultato finale è che l’artista venduto diventa una caricatura, un cialtrone che pensa solo a riempirsi le tasche e scredita l’arte. È un piazzista. Finisce cioè per disperdere le sue qualità al solo scopo di rimpinguare il conto in banca.