lunedì 11 aprile 2011

ALLA RICERCA DELL'IDENTITA'

 

Sessant’anni dopo la fondazione di Israele lo stato ebraico ancora non conosce pace. E tutto questo dopo una tragedia, la Shoah, durante la quale, nel corso di cinque anni, un terzo del popolo ebraico fu sterminato nel cuore dell’Europa. La Shoah fu un dramma senza precedenti nella storia umana. Un dramma non scatenato da diatribe territoriali, da contenziosi ideologici, da disputo religiose o economiche. Fu un attacco mirato contro l’identità ebraica considerata dai suoi perpetratori una razza, malgrado non sia mai stata tale.

Qual è la natura di questa identità che, interagendo con i popoli che la circondano, porta talvolta a conseguenze tanto aspre e violente? Quali sono le sue componenti, la sua particolarità? In che modo esse si esprime, sia all’interno del popolo ebraico che all’esterno?

Quale sostanziale mutamento ha subito in Israele rispetto alle migliaia di anni trascorsi nella diaspora?

Ho la sensazione che, al di là delle scottanti questioni geopolitiche relative al conflitto medio-orientale e alla possibilità di pace tra Israele e gli arabi (e in primo luogo i palestinesi), la condotta del popolo ebraico nel corso della storia lasci trasparire un elemento fondamentale, antico e problematico, che ostacola la sua capacità di assicurarsi un’esistenza normale e sovrana. Forse anche perché, nella tradizione ebraica, vi è una specie di reticenza verso il concetto di “normalità” e l’aspirazione a raggiungerla. In altre parole è come se noi ebrei ci trovassimo in una sorta di labirinto in cui avanziamo, retrocediamo e ci smarriamo alla ricerca della nostra stessa identità.

Abraham B. Yehoshua, Il labirinto dell’identità, Einaudi 2009, pp. 5 - 6