“Stavolta è sceso in campo Angelino Alfano, in nome e per conto di Berlusconi, notoriamente uomo di fede (e Lele Mora), per rassicurare la Chiesa che nessuno dei privilegi fiscali di cui gode il patrimonio ecclesiastico verranno mai sfiorati dall'attuale governo. Il quale, per inciso, ha dato già prova di spirito cristiano tagliando tutto il possibile nella scuola, ma aumentando il numero degli insegnanti di religione.
Ma nella coscienza della base cattolica, se non in quella dei vescovi, s'avanza comunque la sensazione che di fronte alla crisi la Chiesa «qualcosa deve fare», come scrive Melloni. Magari cominciando a pagare proprio l'Ici sulle attività commerciali, che sono decine di migliaia fra ristoranti, bar, alberghi, negozi. I segni di un'insofferenza dei cittadini nei confronti dei privilegi ecclesiastici sono molti e la battaglia non è più limitata, com'è stato per decenni, alle sparute truppe dei radicali.
La verità è che bisognerebbe rivedere il concordato fra Stato e Chiesa, com'era del resto stabilito dall'ultimo patto. Riscrivere le regole dell'otto per mille, abolire le vergognose regalie fiscali, adeguare l'insegnamento della religione nelle scuole ai parametri europei, dove le religioni sono quattro o cinque in media e non soltanto una e gli insegnanti non sono nominati dalle curie. Ma per fare questo ci vorrebbe una politica nuova. Anzi una politica e basta. Che non esiste. C'è Berlusconi aggrappato agli ultimi brandelli di potere, disposto a inchinarsi per questo a qualsiasi potere forte, dalla Chiesa alla Bce. E dall'altra parte un'opposizione che ha paura della propria ombra.”