Risalendo al testo originario, che probabilmente non contiene l'espressione "contro di te", questi versetti assumono un significato molto diverso. Non si tratta tra fratelli e sorelle, come nei versetti 21 e seguenti, ma della sollecitudine verso chi sbaglia, chi si allontana dalla via di Gesù, chi "pecca".
Nella comunità di Matteo, di matrice ebraica, esisteva quasi una codificazione per avvicinare, correggere e riportare sulla "retta via" il peccatore. Non a caso questi versetti seguono la parabola della pecorella smarrita.
Il testo, dunque, non è centrato sulla correzione fraterna, ma sulla sollecitudine per chi si è messo su una cattiva strada. Probabilmente, nel contesto della comunità di Matteo, si trattava di un fratello o di una sorella che, dopo avere iniziato il cammino sulle tracce di Gesù, aveva abbandonato il sentiero e si era allontanato.
La "meccanica crescente" con cui il testo descrive la "mobilitazione" a tappe per "guadagnare il fratello" (versetto 15), esprime in modo davvero efficace il coinvolgimento progressivo: uno, due, tre, fino a tutta la "comunità". Sono evidenti i tratti della saggezza che l'assemblea ebraica ben conosceva. Si rispetta la riservatezza del tu per tu e nello stesso tempo si fa sentire al fratello o alla sorella la vicinanza di tutto il gruppo.
Sotto sotto circola un messaggio esplicito: se qualcuno compie dei passi sbagliati, non puoi pensare che è un affare solo suo e disinteressartene. Esiste una dinamica della solidarietà che ci mette tutti in questione, ognuno a partire dalla propria personale responsabilità e dalle proprie possibilità.
Lezione più che preziosa per ciascuno di noi come cittadini e come membri di questa chiesa. La cittadinanza attiva comporta il superamento dell'individualismo e la riscoperta del bene comune. Significa porre al primo posto chi è in difficoltà, che fa fatica ad arrivare a fine mese, chi ha perso, con il lavoro o la salute, anche la fiducia nel futuro. È l'esatto opposto di ciò che la cosiddetta "manovra" del nostro governo sta facendo, privilegiando sempre più vistosamente i ricchi e abbandonando i più poveri.
Tutto questo avviene perché da anni si diffonde la cultura dell'individualismo e dell'indifferentismo. Sulla scuola di Barbiana era scritto "Me ne importa". Me ne importa se si devasta l'ambiente; me ne importa se si inquinano le acque; me ne importa se si privilegia l'alta velocità sui treni dei pendolari; me ne importa se tagliano i fondi per i disabili…
Anche nella chiesa
La "lagna" si sente ed è diffusa. Ci si lamenta di questa chiesa che esclude, che non è attenta al vissuto delle persone, che fa affari con i signori della finanza, che predica contro gli evasori mentre non paga l'ICI…
Ma poi chi, in questa chiesa, anziché limitarsi a brontolare, alza la voce, esprime pubblico dissenso e avanza proposte alternative?
La "sollecitudine" per la chiesa esige spesso il coraggio del dissenso, il coraggio di presentarsi di persona davanti a quel prete o a quel vescovo che sentenzia su tutto e su tutti per resistergli a viso aperto.
È inutile sognare una comunità viva e partecipe, se io per primo mi apparto, mi scoraggio o mi disinteresso.
"Come il pagano e il pubblicano"
L'espressione non va intesa come invito al disprezzo. "Sia per te come il pagano e il pubblicano" è un invito a riconoscere il limite e anche l'eventuale insuccesso dei nostri tentativi. In secondo luogo suona anche come invito a rispettare le scelte diverse che un fratello o una sorella può compiere e a lasciarlo andare per la strada che ha scelto senza tormentarlo con ulteriori interventi.
Anche questa è saggezza difficile: fare tutto ciò che possiamo nella società e nella chiesa sapendo che non ogni seme crescerà domattina. Non bisogna confondere il limite e l'insuccesso con il fallimento.
La "lagna" si sente ed è diffusa. Ci si lamenta di questa chiesa che esclude, che non è attenta al vissuto delle persone, che fa affari con i signori della finanza, che predica contro gli evasori mentre non paga l'ICI…
Ma poi chi, in questa chiesa, anziché limitarsi a brontolare, alza la voce, esprime pubblico dissenso e avanza proposte alternative?
La "sollecitudine" per la chiesa esige spesso il coraggio del dissenso, il coraggio di presentarsi di persona davanti a quel prete o a quel vescovo che sentenzia su tutto e su tutti per resistergli a viso aperto.
È inutile sognare una comunità viva e partecipe, se io per primo mi apparto, mi scoraggio o mi disinteresso.
"Come il pagano e il pubblicano"
L'espressione non va intesa come invito al disprezzo. "Sia per te come il pagano e il pubblicano" è un invito a riconoscere il limite e anche l'eventuale insuccesso dei nostri tentativi. In secondo luogo suona anche come invito a rispettare le scelte diverse che un fratello o una sorella può compiere e a lasciarlo andare per la strada che ha scelto senza tormentarlo con ulteriori interventi.
Anche questa è saggezza difficile: fare tutto ciò che possiamo nella società e nella chiesa sapendo che non ogni seme crescerà domattina. Non bisogna confondere il limite e l'insuccesso con il fallimento.
Un Dio che ha fiduciaChe bella espressione, che iniezione di fiducia esprime il versetto 18 che potremo oggi tradurre così "Nel vostro fare e disfare, nel vostro tentare e ritentare Dio vi è vicino". Solo l'ossessione gerarchica e burocratica può leggere questa espressione rivolta a tutta la comunità come conferimento di poteri ad una casta sacra e sacerdotale… Di quali manipolazioni è capace il potere ecclesiastico…
O Dio,facci ancora assaporare nel profondo dei nostri cuori che, nel nostro fare e disfare, nei nostri piccoli e deboli tentativi, Tu sei il Dio vicino, che accoglie e raccoglie, che accompagna e feconda i semi d'amore e di impegno che seminiamo giorno dopo giorno…