Si sa, sull’amore prospera un oceano di ambiguità. È così anche rispetto all’amore per la propria chiesa.
La paura del coraggio, del parlare chiaro, il rispetto sacrale per le autorità costituite, il timore di “perdere la fede” se lasci cadere qualche dogma, il peso della scarsa conoscenza biblica rendono i cattolici obbedienti o segretamente critici. E così la “chiesa istituzione” non è aiutata a porsi domande nuove, anche radicali, che restano confinate in bellissimi e ormai tantissimi libri e come sepolte nel cuore di moltissimi credenti. A mio avviso, c’è bisogno di pazienza, ma non meno di impazienza. Ed è abbastanza strano che qualcuno, ad ogni scelta critica, accusi di rompere la comunione ecclesiale. Ritengo che alcune lacerazioni siano addirittura necessarie perché la chiesa istituzione si risvegli dal torpore dell’abitudine e dal guanciale della riposante certezza di possedere la verità. Per rompere i linguaggi ambigui dobbiamo non temere di inoltrarci in qualche conflitto. Sul terreno dell’omosessualità le persone attendono da secoli che si faccia giustizia. Per questo è difficile e disonesto chiedere loro di avere ancora pazienza.
don Franco Barbero