venerdì 9 settembre 2011

,, ,,SOLIDARIETÀ E DIRITTI

  Sembra sempre che la solidarietà sia in alternativa con il diritto. Non è in alternativa. Quando introdussero la pensione in Inghilterra, nell’800, intervistarono i vecchi e chiesero loro cosa ne pensassero. Molti risposero “adesso finalmente sono padrone di me stesso, non devo andare a pietire da mia figlia un piatto di minestra, posso qualche volta contraccambiare”. Capite? Questo intendo quando parlo del diritto. Non è contro la solidarietà, anzi se c’è il diritto la solidarietà emerge con più spontaneità. Ci sono bellissime ricerche fatte sugli scambi tra generazioni in diversi Paesi; da lì viene fuori che anche nei paesi a welfare più generoso, ossia quelli nordici, non vengono meno gli scambi di aiuto, sia verso il basso che verso l’alto. Di solito i più vecchi danno denaro ai più giovani e le generazioni di mezzo danno cura in entrambi i sensi. Cioè non viene meno la solidarietà. La differenza tra la Svezia e l’Italia, per prendere i due esempi estremi, è che in Svezia questa redistribuzione dentro le generazioni familiari, soprattutto genitori - figli ma anche nonni - nipoti, è molto diffusa, cioè quasi tutti scambiano qualcosa dentro le reti intergenerazionali, mentre in Italia è un po’ meno diffusa, ma molto più intensa. Cioè in Svezia si aggiunge, in Italia invece la redistribuzione deve essere selettiva: do a quello dei miei figli che ha più bisogno, do a quello dei più vecchi che ha più bisogno, ma in questo caso l’altro rimane senza … Quindi non è vero che il welfare generoso scoraggi la solidarietà tra le generazioni. La rende meno necessaria, però per questo può anche renderla più ex abundantia cordis. Per contro un welfare poco generoso la rende molto più necessaria ma anche più contrattabile, più negoziata: te la do in cambio di. E anche producendo molta più dipendenza, e soprattutto molta più disuguaglianza.

 

Chiara Saraceno, in Animazione Sociale, n. 1-2011