· AVVENTO: attesa operosa
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1 Lo spirito del Signore, dell’Eterno è su me, perché l’Eterno m’ha unto per recare una buona novella agli umili; m’ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la libertà a quelli che sono in cattività, l’apertura del carcere ai prigionieri, 2 per proclamare l’anno di grazia dell’Eterno, e il giorno di vendetta del nostro Dio; per consolare tutti quelli che fanno cordoglio; 3 per mettere, per dare a quelli che fanno cordoglio in Sion, un diadema in luogo di cenere, l’olio della gioia in luogo di duolo, il manto della lode in luogo d’uno spirito abbattuto, onde possano esser chiamati terebinti di giustizia, la piantagione dell’Eterno da servire alla sua gloria. 4 Ed essi riedificheranno le antiche ruine, rialzeranno i luoghi desolati nel passato, rinnoveranno le città devastate, i luoghi desolati delle trascorse generazioni. 5 E degli stranieri staran quivi a pascere i vostri greggi, i figli dello straniero saranno i vostri agricoltori e i vostri vignaiuoli. 6 Ma voi sarete chiamati "sacerdoti dell’Eterno", e la gente vi dirà "ministri del nostro Dio"; voi mangerete le ricchezze delle nazioni, e a voi toccherà la loro gloria. 7 Invece della vostra onta, avrete una parte doppia; invece d’obbrobrio, giubilerete della vostra sorte. Sì, nel loro paese possederanno il doppio, ed avranno un’allegrezza eterna. 8 Poiché io, L’Eterno, amo la giustizia, odio la rapina, frutto d’iniquità; io darò loro fedelmente la lor ricompensa, e fermerò con loro un patto eterno. 9 E la lor razza sarà nota fra le nazioni, e la loro progenie, fra i popoli; tutti quelli che li vedranno riconosceranno che sono una razza benedetta dall’Eterno. 10 Io mi rallegrerò grandemente nell’Eterno, l’anima mia festeggerà nel mio Dio; poich’egli m’ha rivestito delle vesti della salvezza, m’ha avvolto nel manto della giustizia, come uno sposo che s’adorna d’un diadema, come una sposa che si para de’ suoi gioielli. 11 Sì, come la terra dà fuori la sua vegetazione, e come un giardino fa germogliare le sue semenze, così il Signore, l’Eterno, farà germogliare la giustizia e la lode nel cospetto di tutte le nazioni. ( Isaia 61, 1-11)
Se l’attesa è disgiunta dall’impegno ad operare, il mondo di giustizia di cui ci parla il libro di Isaia diventa solamente un’altra maniera di ingannare i poveri, i più deboli. Sovente, infatti , tutto il linguaggio dell’attesa è stato usato nella predicazione cristiana con una valenza ed una finalità consolatorie.
Il testo del libro profetico, redatto nel periodo del dopo esilio a Babilonia, alla prima lettura non è privo di risonanze “nazionalistiche” ed esclusiviste. Per la nostra sensibilità pluralistica è acquisito che non esiste nessun popolo eletto davanti a Dio e questa accentuazione di un privilegio per Israele suona urtante ed inaccettabile. Sappiamo che questo è il “debito” che molti passi biblici pagano alla cultura del loro tempo. Occorre sempre distinguere tra cultura e messaggio.
Ma questo Autore, che si rifà al grande profeta Isaia dell’ottavo secolo A.C., sia pure nel linguaggio del suo tempo, ci lancia un messaggio preciso e concreto: Dio vuole che germogli la giustizia. Anzi Egli la farà germogliare ad ogni costo, non si arrenderà davanti a nessun ostacolo, a nessuna opposizione.
Questo è il punto
Quando questo Autore scrive prospera l’ingiustizia e dilaga lo scoramento. Egli rilancia il sogno di Dio che è la giustizia. Contro il disimpegno ribadisce la presa in atto delle proprie responsabilità: sembra che parli per noi. Proprio a noi tocca coltivare il giardino e piantare germogli di giustizia nel mondo e nella chiesa.
La politica, la cultura, il volontariato e le religioni non hanno possibilità di scampo: o generano giustizia o falliscono nel loro scopo.
Un libro per proseguire l’approfondimento
Desidero invitarvi a leggere un libro chiaro e profondo del teologo cattolico Hans Kung ( SALVIAMO LA CHIESA, Ed. Rizzoli, che nel titolo originale tedesco recita: “E’ ancora possibile che la chiesa si salvi?” ).
La chiesa cattolica, scrive con amore e dolore il vecchissimo teologo svizzero, è gravemente malata e forse moribonda, perché si è rinchiusa a riccio nel potere del denaro e nel sistema di dominio papale romano. Strada facendo si è allontanata progressivamente dal Gesù storico e dalla vita reale degli uomini e delle donne, specialmente dei più deboli.
Perché vi invito alla lettura di questo libro ? Perché in questi giorni natalizi non ci perdiamo dietro ai consueti ritualismi, ma facciamo rinascere il nostro impegno di cristiani adulti e nutriamo questa decisione anche con la lettura di pagine chiare, stimolanti e propositive. Si tratta di un libro che ci sottolinea l’importanza di non rassegnarsi ad una “chiesa di facciata” che, nelle sue istanze gerarchiche continua a tradire il Vangelo.
Caro fratello, cara sorella, ritagliati in questi giorni uno spazio di lettura , di riflessione, di preghiera, di silenzio. Sarai più vicino a quel pozzo di acqua viva dalla quale sgorgano ruscelli di vita nuova, di nuove decisioni. Anche da te, anche da me dipende il futuro della chiesa come popolo di Dio. Essa non è affare del parroco o del papa. Vogliamo prenderci, ognuno e ognuna di noi, la parte di responsabilità che ci compete?