Caro Augias, leggo che la Cei ha dichiarato: «Le misure dovevano essere più eque». Mi stupisce il risveglio della Chiesa in aperta critica alla gestione del governo. Doveva aspettare che una persona di buona volontà si rendesse disponibile a sbrogliare la matassa che i precedenti governi avevano ingarbugliato? Forse anche la Chiesa, come purtroppo tanti cittadini, aveva davvero creduto alla storiella che la crisi non c' era e che comunque l' Italia stava meglio degli altri? La Chiesa avrebbe dovuto far sentire la sua voce quando il governo per anni si è occupato solo di intercettazioni , processo lungo e/o breve, legittimo impedimento ecc, mai di argomenti concreti per i cittadini. Avrebbe dovuto farsi sentire quando riempivano le pagine dei giornali scandali, ruberie e sperperi che sottraevano soldi che potevano essere destinati ai servizi dei cittadini. Quando ha tollerato bestemmie "contestualizzate", scorrerie libertine, oscenità e offese che se io le confessassi il mio prete mi darebbe penitenze micidiali. Ora si comincia a criticare il nuovo governo. Ma se vogliamo parlare di equità chiediamoci: perché io , che sono pensionato e posseggo solo la casa dove abito dovrò pagare l' Ici e gli immobili commerciali della Chiesa invece no?
Giovanni Conte - nanniconte@alice.it
La domanda del signor Giovanni Conte, rivolta con grande veemenza, è giusta. Infatti se la sono posta e ne hanno scritto molti lettori di questo giornale. Per esempio il signor Gianfranco Costarelli (gfcostarelli@ gmail. com): «Sono pensionato, proprietario d' un appartamento in Ancona, fatto in cooperativa 33 anni fa, e d' una casetta ereditata da mia zia nel paese dove sono nato, Cassero di Camerata Picena. Perché nella manovra non si parla mai di IMU per i beni immobili commerciali della Chiesa?». Il signor Franco Ajmar : «Mi chiedo, come molti, se non avrà in qualche modo interferito sulle scelte del governo in tema di tasse il fatto che il presidente del Consiglio e numerosi ministri siano di stretta osservanza cattolica. Il contributo di oltre6 miliardi annui che la Repubblica elargisce alla Chiesa cattolica mi sembra particolarmente sbilanciato non solo in assoluto e nel merito, ma anche in rapporto ai sacrifici che tutti gli italiani, credenti e non, sono costretti a fare in questi giorni». Parlare di ' equità' nelle condizioni di vantaggio di cui la Chiesa cattolica oggettivamente gode in Italia è stato un gesto improvvido. Sarebbe stato invece generoso (e avveduto anche al fine di recuperare un' appannata credibilità) se le gerarchie avessero spontaneamente annunciato di voler contribuire ai sacrifici imposti a tutti dando un costruttivo segno di disponibilità dopo i numerosi passi falsi del recente passato.
CORRADO AUGIAS c.augias@repubblica.it