martedì 6 dicembre 2011

L’AMACA

Pare che la circolare anti-profilattico diffusa alla Rai sia nata dall'iniziativa autonoma di una funzionaria, e dunque non sia imputabile al ministero della Sanità. Sospiro di sollievo. Ma l'episodio, benché circoscritto, è il sintomo (ennesimo) non solo di una invincibile ostilità confessionale ai rapporti sessuali protetti; ma anche della pretesa di imporre A TUTTI (maiuscolo e sottolineato) le convinzioni e gli stili di vita che sono solo di alcuni. Di questa pretesa, che è strutturalmente violenta anche quando assume forme suadenti e paternalistiche, non si discuterà mai abbastanza: perché è il punto attorno al quale ruota, in Italia assai più che altrove, l'intera questione etica. In parole semplicissime: chi usa il preservativo non impone di usarlo a chi non vuole; perché, dunque, chi non lo usa cerca di impedirne l'uso a chi vuole? Vietare o anche solo sconsigliare l'uso della parola "profilatti-co" nella giornata mondiale della lotta all'Aids significa voler espropriare alla comunità nazionale un pezzo rilevante del discorso, se non il discorso stesso. Ovviamente l'idea è stata all'istante denunciata e ridicolizzata da chi avrebbe dovuto subirla. Ma che quell'idea ancora alligni, è per metà incredibile, per l'altra metà insopportabile (Michele Serra).